Lavorare il Primo Passo

Di “Barefoot” Bill L.

1° Passo. “Abbiamo ammesso di essere impotenti di fronte all’alcol – che le nostre vite erano diventate ingovernabili.”

La resa è ESSENZIALE per recuperare dall’alcolismo. Il “Grande Libro” dedica 51 pagine alla prima parte del processo di resa: ammettere di avere un problema che non possiamo risolvere da soli.

Gli autori del Grande Libro iniziano descrivendo i sintomi fisici, mentali e spirituali dell’alcolismo. Poi ci chiedono di riconoscere di essere alcolisti. Ma per farlo, dobbiamo capire la differenza tra un alcolista e un non-alcolista.

Gran parte della sezione “L’Opinione del Medico” si basa su due lettere del dottor William D. Silkworth, medico al Towns Hospital di New York. Alla fine degli anni ’30 si sapeva poco sull’alcolismo, ma ciò che scrisse il dottor Silkworth allora è ANCORA rilevante oggi.

Apri il Grande Libro alla pagina xxiii della Terza Edizione o xxv della Quarta Edizione. Il dottor Silkworth descrive come Bill Wilson, cofondatore di AA, si riprese dall’alcolismo. Bill era stato un rispettato analista di Wall Street, ma aveva perso tutto a causa del bere. A metà pagina xxiii (Terza Ed.) o xxv (Quarta Ed.):

*”Alla fine del 1934 ebbi in cura un paziente che, nonostante fosse stato un abile uomo d’affari con buone entrate, era un alcolista di un tipo che consideravo senza speranza.

Durante il suo terzo trattamento, acquisì alcune idee su un possibile modo di guarire. Come parte della sua riabilitazione, cominciò a presentare queste idee ad altri alcolisti, insistendo sul fatto che DOVEVANO fare lo stesso con altri ancora. Questo è diventato la base di una comunità in rapida crescita di questi uomini e delle loro famiglie. Questo uomo e oltre cento altri sembrano essersi ripresi.

Personalmente conosco decine di casi di persone per cui altri metodi avevano fallito completamente.”*

Per anni prima del 1934, il dottor Silkworth aveva curato alcolisti al Towns Hospital con scarso successo. Poi, durante il suo terzo ricovero, Bill Wilson scoprì la soluzione spirituale all’alcolismo, che contribuì a sviluppare nel programma di AA.

Una cosa che Bill imparò in ospedale fu che DOVEVA lavorare con altri alcolisti per restare sobrio LUI STESSO. Capì anche che l’alcolismo era una malattia fisica E mentale, che SOLO un’esperienza spirituale poteva sconfiggere.

A pagina xxiv (Terza Ed.) o xxvi (Quarta Ed.), gli autori confermano che il dottor Silkworth conosceva bene gli aspetti fisici dell’alcolismo. Circa un quarto giù nella pagina xxvi (Quarta Ed.):

*”Il medico che, su nostra richiesta, ci ha scritto questa lettera, ha avuto la gentilezza di ampliare le sue opinioni in un’altra dichiarazione che segue. In essa conferma ciò che noi, che abbiamo sofferto il tormento dell’alcol, DOBBIAMO credere: che il corpo dell’alcolista è tanto anormale quanto la sua mente. Non ci bastava sentirci dire che non potevamo controllare il bere solo perché eravamo maladattati alla vita, in fuga dalla realtà o mentalmente deficienti. Queste cose erano vere in parte, e per alcuni di noi in larga parte. Ma eravamo CERTI che anche i nostri corpi erano malati. Secondo noi, QUALSIASI descrizione dell’alcolista che ignori questo fattore fisico è INCOMPLETA.

La teoria del medico secondo cui abbiamo un’allergia all’alcol ci interessa. Da profani, la nostra opinione sulla sua validità può contare poco. Ma come ex-bevitori problematici, possiamo dire che la sua spiegazione ha senso. Spiega molte cose che altrimenti non avremmo capito.”*

Notate la parola “allergia” all’inizio di questo paragrafo. Questo termine può essere frainteso, perché per la maggior parte di noi un’allergia provoca lacrimazione, eruzioni cutanee, starnuti o gonfiore. Quasi nessuno di noi ha avuto queste reazioni bevendo alcolici. Allora, cosa intende il dottor Silkworth?

La definizione di “allergia” è “una reazione anormale a un cibo, liquido o sostanza”. Vediamo quindi una reazione NORMALE all’alcol.

L’alcol è un veleno. La reazione NORMALE è bere uno o due drink e fermarsi. Ma la NOSTRA reazione è MOLTO diversa: uno o due drink sono solo l’INIZIO. Quando un alcolista inizia a bere, per il modo unico in cui il suo corpo lo metabolizza, scatena un desiderio incontrollabile di bere ancora. Questa è un’allergia o reazione anormale, perché nove persone su dieci non la sperimentano. Quindi, un alcolista NON può prevedere quanto berrà, mentre un NON-alcolista SÌ.

A pagina xxvi o xxviii (Quarta Ed.), il Grande Libro menziona di nuovo l’allergia:

*”Crediamo, come suggerimmo anni fa, che l’azione dell’alcol su questi alcolisti cronici sia una manifestazione di un’allergia; che il fenomeno del desiderio incontrollabile sia limitato a QUESTA categoria (parlano degli alcolisti) e NON si verifichi MAI nel bevitore moderato. Questi tipi allergici NON possono MAI usare alcol in NESSUNA forma in sicurezza; e una volta formata l’abitudine e scoperto di non poterla spezzare, una volta persa la fiducia in se stessi e nel sostegno umano, i loro problemi si accumulano e diventano incredibilmente difficili da risolvere.

Appelli emotivi e superficiali (cioè “verbosi”) raramente bastano. Il messaggio che può interessare e trattenere queste persone deve avere profondità e peso. Quasi in TUTTI i casi, i loro ideali DEVONO essere radicati in un Potere SUPERIORE a loro stessi, se vogliono ricostruire le loro vite.”*

Verso la fine di pagina xxviii (Terza Ed.) o xxx (Quarta Ed.), il dottor Silkworth afferma che, a causa di questa reazione anormale, dobbiamo ASTENERCI completamente dal bere. Ultimo paragrafo completo di pagina xxx (Quarta Ed.):

“Tutti questi (parlano di diversi tipi di alcolisti) hanno UN sintomo in comune: NON possono iniziare a bere senza sviluppare il fenomeno del desiderio incontrollabile. Questo fenomeno, come abbiamo suggerito, potrebbe essere la manifestazione di un’allergia che li differenzia e li rende un gruppo distinto. NON è MAI stato eliminato in modo permanente con NESSUN trattamento a nostra conoscenza. L’UNICA soluzione che possiamo suggerire è l’astinenza COMPLETA.”

Quindi, niente più illusioni sugli alcolisti che tornano a bere moderatamente.

Questa sezione parla di come l’alcol potrebbe non evaporare durante la cottura dei cibi: 1° Passo – L’Alcol Non Evapora con la Cottura

Per saperne di più sull’allergia, leggi questa pagina sul desiderio compulsivo: *Il Fenomeno del Desiderio Compulsivo*.

L’astinenza potrebbe funzionare se l’alcolismo fosse SOLO una malattia FISICA, ma il dottor Silkworth scoprì che ha anche una componente MENTALE. Oltre a una reazione FISICA anormale, abbiamo anche un’ossessione mentale. La nostra mente non ci dice che ciò che stiamo per fare è dannoso, anche quando l’alcol ci avvicina sempre più alla morte. Per quanto possiamo voler smettere, se non cerchiamo una soluzione spirituale, prima o poi torneremo a bere.

Il dottor Silkworth descrive questa ossessione mentale nella sua lettera a pagina xxvi o xxviii della Quarta Edizione. Tieni presente che sta parlando di ALCOLISTI quando scrive in fondo a pagina xxvi o xxviii della Quarta Edizione:

“Uomini e donne bevono essenzialmente perché amano l’effetto prodotto dall’alcol. La sensazione è COSÌ sfuggente che, pur ammettendo sia dannosa, dopo un po’ non riescono più a distinguere il vero dal falso. Per loro, la vita da alcolisti sembra l’unica normale. Sono irrequieti, irritabili e scontenti, a meno che non possano provare di nuovo quel senso di sollievo e comfort che arriva IMMEDIATAMENTE con qualche drink – drink che vedono ALTRI consumare senza problemi. Dopo aver ceduto al desiderio, come molti fanno, e sviluppato il fenomeno del desiderio compulsivo, attraversano le ben note fasi della sbornia, per poi emergere pieni di rimorsi, con la ferma decisione di non bere più. Questo si ripete all’infinito, e a meno che questa persona non possa sperimentare un CAMBIAMENTO PSICHICO COMPLETO, c’è ben poca speranza di guarigione.”

Nel caso non lo sapessi, la parola “psichico” significa “relativo alla mente, all’anima o allo spirito umano”. Quindi, un medico esperto in alcolismo, con NOVE ANNI di esperienza al momento in cui scriveva, ci dice che la comunità medica NON può aiutarci. La nostra UNICA speranza è ciò che il dottor Silkworth chiama “un cambiamento psichico completo”, noto anche come “risveglio spirituale”.

L’ALTRA differenza fisica tra un alcolista e un non-alcolista è che l’alcol FA qualcosa per l’alcolista che NON fa per il NON-alcolista. Se chiedessi a un non-alcolista cosa prova bevendo, ti direbbe qualcosa come: “Una sensazione di perdita di controllo, un inizio di nausea, un po’ di stordimento, non mi piace e non ne voglio più”. Ecco perché si fermano dopo un paio di drink. Ma quando l’ALCOLISTA introduce alcol nel suo corpo, prova una sensazione del tipo: “SONO in controllo, mi sento a mio agio, andiamo in città, mi piace e ne voglio ancora”. Ecco perché il non-alcolista dirà cose come: “Non ne voglio un altro perché sto già sentendo il primo”, mentre noi li guardiamo straniti perché a NOI piace l’effetto che fa. LORO vivono un’esperienza COMPLETAMENTE diversa dalla NOSTRA. Poi, per come noi alcolisti gestiamo gli altri, le emozioni e la vita, abbiamo un gran tumulto interiore e ansia. Dato che non riusciamo a trovare sollievo, pace e comfort da soli, ricorriamo all’alcol ancora e ancora, perché fa per noi ciò che non sappiamo fare da soli.

Quindi è importante capire che, se sei un alcolista, l’alcol NON è il tuo problema. È la tua SOLUZIONE al problema. Non vediamo la verità sui problemi che l’alcol ci causa perché pensiamo SOLO al SOLLIEVO che arriva bevendo. Ecco perché il programma AA dei 12 Passi non è solo smettere di bere. Si tratta di trovare un modo di vivere sereno che non includa l’alcol. C’è una grande differenza tra il non bere e il non bere ED essere felici di farlo.

Quindi, se non riesci a gestire il bere E non riesci a gestire il NON bere, ALLORA AA fa per te.

Nell’ultimo paragrafo di pagina xxvi o xxviii della Quarta Edizione si menziona un altro aspetto dell’alcolismo. È l’ingovernabilità citata nel Primo Passo. A volte viene chiamata “male spirituale”, o “alcolismo non trattato”, o “lo stato mentale che precede il primo drink”, o “la radice del nostro problema”. Il male spirituale (o malattia spirituale), risultato dell’essere bloccati dalla paura egoistica, esiste finché non cerchiamo e cresciamo verso una soluzione spirituale, CHE STIAMO BEVENDO O MENO. Il Grande Libro offre molte descrizioni della condizione interiore di un alcolista che non affronta questo male spirituale. Il dottor Silkworth l’ha descritta come “irrequietezza (che significa ansia), irritabilità (che significa facilmente irritabile) e scontentezza (che significa mai soddisfatti)”. Non serve andarci ora, ma a pagina 37 questa condizione è descritta come “nervosismo, rabbia, preoccupazione, depressione, gelosia o simili”.

Sempre senza doverlo cercare ora, a pagina 52 l’ingovernabilità interiore è descritta come “avere problemi nelle relazioni personali, non riuscire a controllare la propria natura emotiva, essere preda di infelicità e depressione, non riuscire a mantenersi (il che include non riuscire a costruirsi una vita di successo), provare un senso di inutilità, essere pieni di paura, essere infelici e non sembrare di vero aiuto per gli altri”. A pagina 73 si parla del male spirituale così: “Più di molti, l’alcolista conduce una doppia vita. È molto l’attore. Al mondo esterno mostra il suo personaggio da palcoscenico. Questo è quello che vuole far vedere ai suoi simili. Vuole godere di una certa reputazione, ma sa nel cuore di NON meritarla. L’incoerenza peggiora con ciò che fa durante le sbornie. Tornando in sé, è disgustato da certi episodi che ricorda vagamente. Questi ricordi sono un incubo. Trema all’idea che qualcuno possa averlo visto. Per quanto può, spinge questi ricordi nel profondo di sé. Spera che non vedano mai la luce del giorno. Vive in costante paura e tensione, che lo portano a bere ancora di più”. E a pagina 82 si legge: “L’alcolista è come un tornado che si abbatte sulle vite degli altri. Cuori spezzati. Dolci legami affettivi morti. Affetti sradicati. Abitudini egoiste e sconsiderate hanno gettato la casa nello scompiglio.”

Nel Grande Libro ci sono ALTRE affermazioni che si riferiscono al male spirituale o all’ingovernabilità menzionati nel Primo Passo, ma quelle che abbiamo appena letto sono tra le più significative. Tieni presente che questo accade anche se attualmente NON stiamo bevendo. Se queste condizioni descrivono in generale la tua attuale esperienza interiore, considera il fatto che potresti soffrire di alcolismo non trattato (che tu stia bevendo o meno), potresti essere diretto verso il tuo prossimo drink, e potresti essere più vicino a una ricaduta di quanto pensi. Non importa tanto quanto tempo è passato dal mio ULTIMO drink. Ciò che conta di più è quanto sono vicino al mio PROSSIMO. È qualcosa su cui riflettere.

Un buon modo per valutare come stai gestendo l’ingovernabilità mentale, emotiva e spirituale menzionata nel Passo 1 (indipendentemente da quanto tempo sei in AA), è provare questo esercizio: Esercizio sull’Ingovernabilità del Passo 1 (Ampliato).

Il libro prosegue con il primo paragrafo completo a pagina xxvii o xxix della Quarta Edizione. Questo paragrafo ci offre una speranza:

“D’altra parte – e per quanto strano possa sembrare a chi non comprende – una volta avvenuto un cambiamento psichico (noto anche come risveglio spirituale), la stessa persona che sembrava condannata, che aveva così tanti problemi da disperare di risolverli mai, si ritrova improvvisamente in grado di controllare facilmente il desiderio di alcol, con il solo sforzo necessario per seguire poche semplici regole (e queste poche semplici regole sono i Dodici Passi).”

Passiamo ora al Capitolo Uno, “La Storia di Bill”, dove i numeri di pagina sono gliessi sia nella Terza che nella Quarta Edizione. In questo capitolo apprendiamo di più sugli aspetti fisici e mentali dell’alcolismo, e anche di più sulla soluzione spirituale. Come accennato prima, Bill è l’analista di borsa di New York e uno dei nostri co-fondatori.

Alcune persone faticano a identificarsi con la storia di Bill perché era un alcolista senza speranza, arrivato al fondo. Qui, come altrove nel libro, ti chiediamo di cercare le somiglianze piuttosto che le differenze. Proprio come quando siamo a un incontro di AA con un relatore, dovremmo vedere dove possiamo riconoscerci nel modo in cui pensava, nel modo in cui si sentiva e nel modo in cui beveva, molto tempo dopo che l’alcol era diventato un problema. In questo modo, potrai “identificarti, e non paragonarti”.

“La Storia di Bill” è di 16 pagine, divise in due parti. Nelle prime otto pagine, Bill scrive com’era la sua vita e descrive la natura progressiva del suo bere. In pochi anni perde tutto. Diventa un ubriaco disoccupato e senza speranza. Poi, nelle seconde otto pagine della sua storia, parla di cosa è successo e com’è la sua vita ora.

A pagina 8, Bill ha un momento di lucidità. Si rende conto che l’alcol è il suo padrone. È sconfitto. Pagina 8, primo paragrafo. Qui Bill raggiunge la conclusione del Primo Passo:

“Nessuna parola può descrivere la solitudine e la disperazione che ho trovato nell’amaro pantano dell’autocommiserazione. La sabbia mobili mi circondava in tutte le direzioni. Avevo incontrato chi mi batte. Ero stato sopraffatto. L’alcol era il mio padrone.”

Ma Bill non può smettere di bere solo con questa ammissione. Alla fine di novembre 1934, riceve la visita di un vecchio compagno di scuola, Ebby T. Bill è ubriaco. Ebby è sobrio da diversi mesi. Quando Bill chiede a Ebby come ha smesso di bere, Ebby gli dice a metà pagina 9: “Ho trovato la religione.” Bill è scioccato, ma lascia continuare Ebby perché, come scrive, “il mio gin sarebbe durato più a lungo della sua predica.”

Ebby spiega a Bill di aver trovato un gruppo di persone che si affidano a un Potere più grande di loro e che cercano di vivere secondo principi spirituali. Nel 1934, questa organizzazione si chiamava “The Oxford Group”. Nel 1938, divenne “Moral Re-armament” o “M.R.A.”, e qualche anno fa hanno cambiato nome in “Initiatives for Change”. Questa organizzazione esiste ancora oggi.

L’Oxford Group è una comunità che cambia la vita, che utilizza sei principi spirituali. Questi principi si trovano a pagina 292 della Terza Edizione o 263 della Quarta Edizione, quindi vai a quella pagina ora. I sei principi dell’Oxford Group sono:

1 – Sgonfiamento completo (che è diventato il nostro Primo Passo.)
2 – Dipendenza e guida da un Potere Superiore (che è diventato i nostri Secondo, Terzo, Sesto, Settimo e Undicesimo Passo.)
3 – Inventario morale (che è diventato i nostri Quarto e Decimo Passo.)
4 – Confessione (che è diventato il nostro Quinto Passo.)
5 – Riparazione (che è diventato i nostri Ottavo e Nono Passo.)
6 – Lavoro continuo con gli altri (che è diventato il nostro Dodicesimo Passo.)

Torna a pagina 12. Ebby fornisce a Bill la soluzione dell’Oxford Group. Per la prima volta, Bill apprende come può avvicinarsi a quello che il dottor Silkworth chiamava “un cambiamento psichico completo” affidando la sua volontà e la sua vita a un Dio come lo comprende lui.

A metà pagina, Bill compie il Secondo Passo. Pagina 12, quarto paragrafo: “Si trattava solo di essere disposto a credere in un Potere più grande di me. Nient’altro mi era richiesto per cominciare. Vidi che la crescita poteva iniziare da quel punto. Su una base di COMPLETA disponibilità avrei potuto costruire ciò che vedevo nel mio amico. Lo avrei voluto? Certo che sì!”

Poco dopo la visita di Ebby, Bill si ricovera al Towns Hospital. Lì, sotto il controllo del dottor Silkworth, Bill viene disintossicato dall’alcol per la terza volta quell’anno. Mentre è in ospedale, Bill applica i Sei Principi dell’Oxford Group (che poi sono diventati i Dodici Passi) e non beve più.

A pagina 13, nel secondo paragrafo, Bill sperimenta il principio dell’Oxford Group della “Dipendenza da un Potere Superiore”. In altre parole, qui è dove Bill compie i Passi 2 e 3. Pagina 13, secondo paragrafo:

“Lì mi sono umilmente offerto a Dio, come allora Lo comprendevo, perché facesse di me ciò che voleva. Mi sono posto senza riserve sotto la Sua cura e direzione. Ho ammesso per la prima volta che da solo non ero nulla; che senza di Lui ero perduto.”

La riga successiva menziona il principio dell’Oxford Group dell’”Inventario Morale”, che è il Quarto Passo di Bill. Seguono quelli che poi sono diventati i Passi Sei e Sette:

“…Ho affrontato spietatamente i miei peccati e sono diventato disposto a lasciare che il mio nuovo Amico (sta usando una “A” maiuscola, quindi sta parlando di Dio) li portasse via, radice e ramo. Non ho più bevuto da allora.”

Quando Bill scrive “Ho affrontato spietatamente i miei peccati…”, sta usando un termine dell’Oxford Group. Secondo l’Oxford Group, la definizione di “peccato” è qualsiasi cosa ci separi da Dio e dagli altri.

Bill poi lavora al principio della “Confessione” e diventa disposto a compiere quello della “Riparazione”. Queste azioni sono conosciute come i Passi Cinque, Otto e Nove:

“Il mio compagno di scuola mi fece visita (quindi Ebby torna), e io gli parlai completamente dei miei problemi e delle mie carenze. Abbiamo fatto una lista delle persone che avevo ferito o verso cui provavo risentimento. Ho espresso la mia COMPLETA disponibilità ad avvicinare queste persone, ammettendo i miei torti. NON avrei mai dovuto essere critico verso di loro. Dovevo sistemare TUTTE queste questioni, al MEGLIO delle mie capacità.”

Nel paragrafo successivo, Bill mette in pratica il principio dell’Oxford Group della “Dipendenza e Guida da un Potere Superiore”. Bill inizia a lavorare sull’Undicesimo Passo:

“Dovevo testare i miei pensieri attraverso la nuova coscienza di Dio dentro di me. Il buon senso sarebbe così diventato senso non comune. Dovevo sedermi in silenzio quando ero nel dubbio, chiedendo SOLO direzione e forza per affrontare i miei problemi come LUI voleva che facessi. Non dovevo mai pregare per me stesso, se non per quanto le mie richieste riguardavano la mia utilità verso gli altri. SOLO ALLORA potevo aspettarmi di ricevere. Ma sarebbe stato in grande misura.”

Il libro continua descrivendo parzialmente il Dodicesimo Passo quando dice in fondo a pagina 13:
“Il mio amico promise che quando queste cose fossero state fatte, sarei entrato in una nuova relazione con il mio Creatore; che avrei avuto gli elementi di un nuovo modo di vivere che rispondeva a TUTTI i miei problemi. La fede nel potere di Dio, insieme a sufficiente disponibilità, onestà e umiltà per stabilire e mantenere il NUOVO ordine delle cose, erano i REQUISITI ESSENZIALI.” (Non suggerimenti ma requisiti.)

“Semplice, ma non facile; un prezzo DOVEVA essere pagato. Significava la DISTRUZIONE dell’egocentrismo. DOVEVO rivolgermi in TUTTE le cose al Padre della Luce che presiede su tutti noi.”

In fondo a pagina 14, Ebby spiega la necessità dell’ultimo principio, che è il “Lavoro continuo con gli altri”. Questa parte del Dodicesimo Passo inizia nell’ultimo paragrafo quando Bill scrive:

“Il mio amico aveva sottolineato l’ASSOLUTA NECESSITÀ di dimostrare questi principi in TUTTE le mie faccende. Era particolarmente IMPERATIVO lavorare con gli altri come lui aveva lavorato con me. La fede senza le opere è morta, disse. E quanto è terribilmente vero per l’alcolista! (Ora questa prossima riga potrebbe essere una delle righe PIÙ importanti di tutto questo libro, quindi per favore nota cosa dice.) Perché se un alcolista falliva nel perfezionare e ampliare la sua vita spirituale attraverso il lavoro e il sacrificio di sé per gli altri, non poteva SOPRAVVIVERE alle inevitabili prove e ai momenti difficili che lo attendevano. Se non avesse lavorato, avrebbe SICURAMENTE bevuto di nuovo, e se avesse bevuto, sarebbe sicuramente morto. Allora la fede sarebbe davvero morta. Con noi è proprio così.”

Bill compie le azioni prescritte dall’Oxford Group e ha un’esperienza di conversione improvvisa. Vive quel “cambiamento psichico completo” di cui parla il dottor Silkworth ne “L’Opinione del Medico”. Nel secondo paragrafo di pagina 14, Bill descrive il suo risveglio spirituale:

“Queste erano proposte rivoluzionarie e drastiche, ma nel momento in cui le accettai PIENAMENTE, l’effetto fu elettrico. Ci fu un senso di vittoria, seguito da una pace e serenità che non avevo mai conosciuto. C’era una fiducia totale. Mi sentii sollevato, come se il grande vento puro di una cima montana soffiasse attraverso di me. Dio viene alla maggior parte degli uomini gradualmente, ma il Suo impatto su di me fu improvviso e profondo.”

La vita di Bill cambia radicalmente. Non beve più alcol, COME RISULTATO di aver compiuto determinate azioni.

Per favore vai a pagina 17. Questo è l’inizio del capitolo successivo chiamato “C’è una soluzione”. In fondo al secondo paragrafo di pagina 17 dice quanto segue:

“Il sentimento di aver condiviso un pericolo comune è UNO degli elementi del potente cemento che ci unisce. Ma questo da solo NON ci avrebbe MAI tenuti insieme come siamo uniti ora.

Il fatto tremendo per ognuno di noi è che abbiamo scoperto una soluzione comune. Abbiamo una via d’uscita su cui possiamo essere assolutamente d’accordo, e sulla quale possiamo unirci in un’azione fraterna e armoniosa. Questa è la grande notizia che questo libro porta a coloro che soffrono di alcolismo.”

Dove troviamo il sentimento di aver condiviso un pericolo comune è nella comunità di AA, ma il libro ci avverte che coinvolgersi SOLO nella comunità NON è sufficiente. Ci sono DUE parti nella soluzione di AA all’alcolismo, la comunità E il programma (che sono i Dodici Passi), e dobbiamo essere coinvolti in ENTRAMBE le parti. Il libro continua:

Per favore vai alla pagina successiva. Il quarto paragrafo di pagina 18 dice:

“Ma l’ex bevitore problematico che ha trovato questa soluzione, che è adeguatamente ferrato e consapevole dei fatti che lo riguardano (che è un altro modo per dire che ha lavorato i Passi), può generalmente conquistare l’intera fiducia di un altro alcolista in poche ore. Finché non si raggiunge una tale comprensione, poco o nulla può essere realizzato.”

Il paragrafo successivo offre una buona descrizione di cosa cercare in uno sponsor quando dice:

“Che l’uomo che si approccia al nuovo venuto abbia avuto la stessa difficoltà, che ovviamente sappia di cosa sta parlando, che tutto il suo contegno (che significa comportamento e atteggiamento) gridi al nuovo arrivato che è un uomo con una vera risposta, che non abbia alcun atteggiamento da ‘più santo di te’, nient’altro se non il sincero desiderio di essere utile; che non ci siano quote da pagare, secondi fini, persone da compiacere, conferenze da sopportare – queste sono le condizioni che abbiamo trovato più efficaci. Dopo un tale approccio, molti si alzano dal loro lettuccio e camminano di nuovo.”

Per favore vai a pagina 22 dove gli autori fanno un punto importante sull’aspetto mentale dell’alcolismo. L’ultimo paragrafo di pagina 22 dice:

“Sappiamo che mentre l’alcolista si tiene lontano dal bere, come può fare per mesi o anni, reagisce come gli altri uomini. Siamo ugualmente certi che una volta che introduce QUALSIASI tipo di alcol nel suo sistema, succede qualcosa, sia nel senso fisico che mentale, che rende praticamente impossibile per lui fermarsi. L’esperienza di qualsiasi alcolista lo confermerà abbondantemente.

Queste osservazioni sarebbero accademiche e inutili se il nostro amico non prendesse mai il primo drink, mettendo così in moto il terribile ciclo. Pertanto, il PROBLEMA PRINCIPALE dell’alcolista risiede nella sua mente, piuttosto che nel suo corpo.”

Quindi, è importante identificare chiedendoti se riesci a riconoscere l’aspetto fisico dell’alcolismo vedendo se la tua storia con il bere riflette l’incapacità di prevedere quanto berrai una volta iniziato. MA, non devi preoccuparti di QUELLA parte dell’alcolismo se NON metti mai alcol nel tuo corpo in PRIMO LUOGO. Quindi il PROBLEMA PRINCIPALE dell’alcolista risiede nella sua mente e nella sua condizione spirituale, perché la sua condizione spirituale controlla la sua mente.

Per favore vai a pagina 24. Dall’inizio della pagina gli autori dicono:
“A un certo punto nel bere di ogni alcolista, entra in uno stato in cui il desiderio più forte di smettere di bere è assolutamente INUTILE. Questa tragica situazione è già realtà in quasi ogni caso molto prima che venga sospettata.

Il fatto è che la maggior parte degli alcolisti, per ragioni ancora oscure, ha perso il potere di scelta nel bere. Il nostro cosiddetto potere di volontà diventa praticamente inesistente. Siamo incapaci, in certi momenti (non SEMPRE ma in CERTI momenti), di portare alla nostra coscienza con sufficiente forza il ricordo della sofferenza e dell’umiliazione anche di una settimana o un mese prima (e in alcuni casi anche di un giorno o poche ore prima). Siamo senza difesa contro il primo drink.

Le conseguenze quasi certe che seguono anche solo un bicchiere di birra non affollano la mente per dissuaderci. Se questi pensieri si presentano, sono confusi e facilmente sostituiti dalla vecchia idea logora che questa volta ci comporteremo come gli altri. C’è un completo fallimento del tipo di difesa che impedisce a uno di mettere la mano su una stufa calda.”

Potresti aver notato che la prima riga di questa pagina diceva che “il desiderio più forte di smettere di bere è assolutamente INUTILE”. Sebbene il desiderio di smettere di bere sia l’unico requisito per l’adesione ad AA, il che significa semplicemente che ti è permesso sederti a una riunione chiusa, questo desiderio da solo NON è sufficiente per portare a una guarigione permanente.

L’ultimo paragrafo di questa pagina dice:
“Quando questo tipo di pensiero è pienamente stabilito in un individuo con tendenze alcoliche, probabilmente si è posto al di là di ogni aiuto umano, e a meno che non venga rinchiuso, può morire o impazzire definitivamente.”

Quindi di nuovo, siamo al di là di ogni aiuto umano. Lo dice anche nell’ABC alla fine di “Come Funziona” – “Che probabilmente NESSUN potere umano avrebbe potuto alleviare il nostro alcolismo”. Sebbene uno sponsor e la comunità siano MOLTO importanti, sono ANCORA forme di aiuto umano e NON sono sufficienti per portare a una guarigione permanente dall’alcolismo.

Per favore vai a pagina 30. Gli autori del Grande Libro ci dicono di più su come l’ossessione mentale uccida così tanti di noi. Dall’inizio di pagina 30, dice:
“La maggior parte di noi non è stata disposta ad ammettere di essere veri alcolisti. A nessuno piace pensare di essere fisicamente e mentalmente diverso dai suoi simili. Pertanto, non è sorprendente che le nostre carriere alcoliche siano state caratterizzate da innumerevoli vani tentativi di dimostrare che potevamo bere come gli altri. L’idea che in qualche modo, un giorno avrebbe controllato e goduto del bere è la grande ossessione (o menzogna) di OGNI bevitore anormale. La persistenza di questa illusione (o menzogna) è sorprendente. Molti la inseguono fino alle porte della follia o della morte.”

È quasi divertente che il “Grande Libro” dica: “L’idea che un giorno avrebbe controllato E goduto del bere è la grande ossessione…”. Se sono un alcolista, ci sono stati momenti in cui potevo fare una cosa o l’altra, ma mai entrambe. Ci sono stati momenti in cui controllavo il bere, ma NON lo stavo godendo. E ci sono stati momenti in cui stavo godendo del bere, ma questi momenti non potevano essere descritti come controllo. Quindi, se sono un alcolista, i tempi in cui controllavo E godevo del bere sono ormai lontani.

Sottolineano ulteriormente l’ossessione mentale a partire da pagina 34 fino alla fine del capitolo, affermando ancora e ancora che, non importa QUANTO sia forte la nostra forza di volontà o la nostra convinzione, in CERTI momenti siamo INCAPACI di stare lontani dal primo drink. Pagina 34, paragrafo 2:

“Per coloro che non sono in grado di bere con moderazione la domanda è come smettere del tutto. Stiamo assumendo, ovviamente, che il lettore desideri smettere. Se una tale persona possa smettere su una base non spirituale dipende da quanto ha già perso il potere di scegliere se bere o no. Molti di noi pensavano di avere un sacco di carattere. C’era un tremendo impulso a smettere per sempre. Eppure lo trovammo impossibile. Questa è la caratteristica sconcertante dell’alcolismo come lo conosciamo – questa totale incapacità di smettere, non importa quanto grande sia la necessità o il desiderio.” (Questa è una grande descrizione dell’impotenza. Il libro continua)

“Come possiamo allora aiutare i nostri lettori a determinare, a loro completa soddisfazione, se sono uno di noi? L’esperimento di smettere per un periodo di tempo sarà utile, ma pensiamo di poter rendere un servizio ancora maggiore ai sofferenti alcolisti, e forse alla comunità medica. Quindi descriveremo alcuni degli stati mentali che precedono una ricaduta nel bere, poiché ovviamente questo è il punto cruciale (o il più importante) del problema.” (Per favore tieni a mente questa affermazione mentre proseguiamo con il resto di questo capitolo. Gli esempi dati nelle prossime pagine sono lì per mostrare lo STATO MENTALE precedente al bere. Il libro continua.)

“Che tipo di pensiero domina un alcolista che ripete più e più volte il disperato esperimento del primo drink? Amici, che hanno ragionato con lui dopo una sbornia che lo ha portato al punto del divorzio o del fallimento, sono sconcertati quando entra direttamente in un bar. Perché lo fa? A cosa sta pensando?”

Il nostro primo esempio è un amico che chiameremo Jim. Questo uomo ha una moglie e una famiglia adorabili. Ha ereditato una redditizia concessionaria d’auto. Aveva svolto un encomiabile servizio durante la guerra mondiale. È un bravo venditore. Piace a tutti. È un uomo intelligente, normale per quanto possiamo vedere, tranne che per un temperamento nervoso. Non bevve fino ai trentacinque anni. In pochi anni divenne così violento quando ubriaco che dovette essere ricoverato. Uscito dal manicomio, entrò in contatto con noi.

Gli raccontammo ciò che sapevamo sull’alcolismo (gli spiegarono il Primo Passo, l’allergia fisica o il desiderio di bere ancora una volta iniziato, e l’ossessione mentale che ci fa tornare a bere anche dopo aver smesso) e la soluzione che avevamo trovato (gli parlarono dei Passi dal 2 al 12). Fece un inizio (quindi iniziò a lavorare solo ALCUNI dei Passi). La sua famiglia si riconciliò e iniziò a lavorare come venditore per l’attività che aveva perso a causa del bere. Tutto andò bene per un po’, ma NON RIUSCÌ AD AMPLIARE LA SUA VITA SPIRITUALE (il modo per ampliare la nostra vita spirituale è lavorare continuamente con TUTTI i Passi quotidianamente, andando agli incontri e aiutando gli altri. Il Grande Libro dice che il Terzo Passo è solo un inizio, quindi il signore in questa storia probabilmente fece i primi tre Passi ma poi NON proseguì con il RESTO del programma. Inoltre, si dice che OGNI membro di AA che abbia MAI avuto una ricaduta, lo fece a causa di quell’ultima frase – non riuscirono ad ampliare la loro vita spirituale. Quindi per favore tienilo a mente man mano che il tempo passa nella TUA guarigione. Il libro continua). Con suo sgomento, si ritrovò ubriaco una mezza dozzina di volte in rapida successione. In ognuna di queste occasioni lavorammo con lui, esaminando attentamente cosa era successo. Ammise di essere un vero alcolista e in gravi condizioni. Sapeva che avrebbe affrontato un altro viaggio al manicomio se avesse continuato. Inoltre, avrebbe perso la famiglia, per la quale provava un profondo affetto.

Eppure si ubriacò di nuovo. Gli chiedemmo di raccontarci esattamente come era successo. Questa è la sua storia: “Arrivai al lavoro martedì mattina. Ricordo che mi sentivo irritato di dover fare il venditore per un’azienda che un tempo possedevo. Scambiai qualche parola con il capo, ma niente di serio. Poi decisi di andare in campagna per vedere un potenziale cliente per un’auto. Durante il viaggio mi sentii affamato, così mi fermai in un locale lungo la strada dove c’era un bar. Non avevo intenzione di bere. Pensavo solo di prendere un panino. Avevo anche l’idea di poter trovare un cliente per un’auto in quel posto, che conoscevo bene, perché ci andavo da anni. Avevo mangiato lì molte volte durante i mesi in cui ero sobrio. Mi sedetti a un tavolo e ordinai un panino e un bicchiere di latte. Ancora nessun pensiero di bere. Ordinai un altro panino e decisi di prendere un altro bicchiere di latte.”

(Ora per favore fate attenzione qui perché la scrittura in corsivo significa che deve essere importante.)
“IMPROVVISAMENTE mi passò per la mente che se avessi messo un’oncia di whisky nel mio latte, non mi avrebbe fatto male a stomaco pieno. Ordinai un whisky e lo versai nel latte. Vagamente sentivo che non stavo facendo una cosa intelligente, ma mi sentii rassicurato, perché stavo prendendo il whisky a stomaco pieno. L’esperimento andò COSÌ bene che ordinai un altro whisky e lo versai in altro latte. Questo non sembrò darmi fastidio, così ne provai un altro.”

Così iniziò un altro viaggio al manicomio per Jim. C’era la minaccia del ricovero, la perdita della famiglia e della posizione, per non parlare dell’intenso dolore mentale e fisico che il bere gli causava sempre. Aveva molta conoscenza di sé come alcolista. Eppure TUTTE le ragioni per non bere furono facilmente messe da parte in favore della sciocca idea (o bugia) che poteva prendere whisky se solo lo mescolava con il latte!

“Qualunque sia la definizione precisa della parola, noi chiamiamo questa pura follia. Come può una tale mancanza di proporzione, dell’abilità di pensare chiaramente, essere chiamata in altro modo?”

Potreste pensare che questo sia un caso estremo. Per noi non è esagerato, perché questo tipo di pensiero è stato caratteristico di ognuno di noi. A volte abbiamo riflettuto più di Jim sulle conseguenze. Ma c’era sempre il curioso fenomeno mentale, che parallelamente al nostro ragionamento sano correva inevitabilmente qualche scusa follemente banale per bere il primo drink. Il nostro ragionamento sano non riusciva a trattenerci. L’idea folle vinceva. Il giorno dopo ci chiedevamo, con tutta serietà e sincerità, come fosse potuto accadere.

In alcune circostanze siamo usciti deliberatamente per ubriacarci, sentendoci giustificati da nervosismo, rabbia, preoccupazione, depressione, gelosia o simili. Ma anche in questo tipo di inizio siamo costretti ad ammettere che la nostra giustificazione per una sbornia era follemente insufficiente alla luce di ciò che accadeva sempre. Ora vediamo che quando iniziavamo a bere deliberatamente, invece che casualmente, c’era poco pensiero serio o efficace durante il periodo di premeditazione, su quali potessero essere le terribili conseguenze.

Torniamo all’inizio della pagina e notiamo alcuni dei modi in cui il libro descrive l’ossessione mentale. Nella prima riga la chiamano “la sciocca idea”, quattro righe sotto è chiamata “pura follia”, poi poche parole dopo “mancanza di proporzione, dell’abilità di pensare chiaramente”, sei righe dopo “il curioso fenomeno mentale”, due righe dopo “qualche scusa follemente banale”, due righe dopo “l’idea folle”, sette righe dopo “la nostra giustificazione per una sbornia era follemente insufficiente”, e poi due righe dopo “c’era poco pensiero serio o efficace durante il periodo di premeditazione su quali potessero essere le terribili conseguenze”. Questo è un altro esempio di come a Bill Wilson piaccia usare parole diverse che significano tutte la stessa cosa. Il libro continua in fondo a pagina 37:

“Il nostro comportamento è tanto assurdo e incomprensibile riguardo al primo drink quanto quello di un individuo con una passione, diciamo, per attraversare la strada fuori dalle strisce. Prova un brivido a scattare davanti a veicoli veloci. Si diverte per qualche anno nonostante gli avvertimenti amichevoli. Fino a questo punto lo definiresti un tipo sciocco con strane idee di divertimento. Poi la fortuna lo abbandona e viene leggermente ferito più volte di fila. Ti aspetteresti che, se fosse normale, smettesse. Presto viene colpito ancora e questa volta ha il cranio fratturato. Entro una settimana dalla dimissione dall’ospedale, un tram veloce gli rompe un braccio. Ti dice che ha deciso di smettere per sempre di attraversare fuori dalle strisce, ma in poche settimane si rompe entrambe le gambe.”

“Anno dopo anno questo comportamento continua, accompagnato dalle sue continue promesse di stare attento o di evitare del tutto le strade. Alla fine non può più lavorare, sua moglie chiede il divorzio e viene ridicolizzato pubblicamente. Prova ogni mezzo conosciuto per togliersi dalla testa l’idea di attraversare fuori dalle strisce. Si rinchiude in un manicomio, sperando di correggere le sue abitudini. Ma il giorno in cui esce si lancia davanti a un camion dei pompieri, che gli spezza la schiena. Un uomo del genere sarebbe pazzo, no?”

“Potreste pensare che la nostra illustrazione sia troppo ridicola. Ma lo è? Noi, che siamo passati attraverso il peggio, dobbiamo ammettere che se sostituissimo l’alcolismo all’attraversamento fuori dalle strisce, l’esempio calzerebbe perfettamente. Per quanto intelligenti possiamo essere stati in altri ambiti, quando si trattava di alcol, siamo stati STRANAMENTE pazzi. (È piuttosto divertente perché sta dicendo che anche tra i PAZZI noi siamo strani.) È un linguaggio forte – ma non è forse vero?”

“Alcuni di voi stanno pensando: ‘Sì, ciò che ci dite è vero, ma non si applica del tutto a noi. Ammettiamo di avere alcuni di questi sintomi, ma non siamo arrivati agli estremi a cui siete arrivati voi, né è probabile che ci arriveremo, perché dopo quello che ci avete detto ci conosciamo COSÌ bene che certe cose non possono più accadere. Non abbiamo perso tutto nella vita a causa del bere e certamente non intendiamo farlo. Grazie per l’informazione.’ (Quindi queste persone stanno dicendo di essere solo un PO’ alcolisti, ma che le loro vite sono gestibili.)”

“Questo può essere vero per certi NON alcolisti che, pur bevendo in modo sciocco e pesante al momento, sono in grado di smettere (perché non hanno l’ossessione mentale) o moderarsi (perché non hanno l’allergia o il desiderio di bere ancora una volta iniziato), poiché il loro cervello e corpo non sono stati danneggiati come i nostri. Ma l’alcolista vero o potenziale, con QUASI nessuna eccezione, sarà ASSOLUTAMENTE incapace di smettere di bere sulla base della conoscenza di sé. Questo è un punto che vogliamo sottolineare e ri-sottolineare, per imprimerlo bene nella mente dei nostri lettori alcolisti, così come ci è stato rivelato dalla nostra amara esperienza. Facciamo un altro esempio.”

“Fred è socio di una rinomata società di contabilità. Il suo reddito è buono, ha una bella casa, è felicemente sposato e padre di figli promettenti in età universitaria. Ha una personalità così attraente che si fa amico di tutti. Se mai c’è stato un uomo d’affari di successo, quello è Fred. A tutti gli effetti è una persona stabile ed equilibrata. Eppure, è un alcolista. Vedemmo Fred per la prima volta circa un anno fa in un ospedale dove era andato per riprendersi da un brutto caso di nervosismo. Era la sua prima esperienza del genere, e ne provava molta vergogna. Lungi dall’ammettere di essere un alcolista, si disse che era andato in ospedale per riposare i nervi. (Sapete com’è, i centri di disintossicazione sono PIENI di ‘riposatori di nervi’.) Il medico gli fece capire chiaramente che forse era peggio di quanto pensasse. Per qualche giorno fu depresso per la sua condizione. Decise (quindi sta usando la forza di volontà) di smettere completamente di bere. NON gli passò mai per la mente che forse non sarebbe stato in grado di farlo, nonostante il suo carattere e la sua posizione. Fred non voleva credere di essere un alcolista (non fece mai il Primo Passo), tanto meno accettare un rimedio spirituale per il suo problema (se non fai il Primo Passo, non c’è bisogno dei Passi dal 2 al 12). Gli parlammo dell’alcolismo (notate il lavoro sul Dodicesimo Passo che facevano allora. Ancora una volta, gli parlarono dell’ossessione mentale e gli parlarono dell’allergia). Si interessò e ammise di avere ALCUNI dei sintomi, ma era lontano dall’ammettere di non poterci fare nulla da solo. Era sicuro che questa esperienza umiliante, unita alle conoscenze acquisite, lo avrebbe tenuto sobrio per il resto della vita. La conoscenza di sé l’avrebbe risolto.”

“Non sentimmo più parlare di Fred per un po’. Un giorno ci dissero che era tornato in ospedale. Questa volta era piuttosto scosso. Presto fece capire che desiderava vederci. La storia che raccontò è molto istruttiva, perché qui c’era un tipo ASSOLUTAMENTE CONVINTO di dover smettere di bere, che NON aveva scuse per bere, che mostrava un giudizio e una determinazione splendidi in tutte le ALTRE sue attività, eppure era comunque a terra.”

“Lasciate che vi racconti: ‘Ero molto colpito da quello che voi ragazzi avete detto sull’alcolismo, ma francamente non credevo che sarebbe stato possibile per me bere di nuovo. Apprezzavo in qualche modo le vostre idee sulla sottile follia che precede il primo drink, ma ero sicuro che NON potesse succedere a me dopo quello che avevo imparato. Ragionavo sul fatto che non ero così avanti come la maggior parte di voi, che di solito avevo successo nel risolvere i miei ALTRI problemi personali, che quindi avrei avuto successo dove voi uomini avevate fallito. Sentivo di avere tutto il diritto di essere fiducioso in me stesso, che sarebbe stato SOLO questione di esercitare la mia forza di volontà e di stare in guardia.’ (Ancora una volta, la volontà e la conoscenza di sé non bastano se sei un alcolista.)”

“Con questo stato d’animo, mi misi al lavoro e per un po’ tutto andò bene. Non ebbi problemi a rifiutare da bere, e cominciai a chiedermi se non stessi complicando una cosa semplice. Un giorno andai a Washington per presentare delle prove contabili a un ufficio governativo. Ero già stato fuori città durante quel periodo di sobrietà, quindi non era nulla di nuovo. Fisicamente, mi sentivo bene. Non avevo problemi particolari né preoccupazioni. L’affare andò bene, ero soddisfatto e sapevo che anche i miei soci lo sarebbero stati. Era la fine di una giornata perfetta, senza una nuvola all’orizzonte.” (La cosa interessante di ciò che precede la ricaduta di Fred è che non era né affamato, né arrabbiato, né solo, né stanco. Quello che la comunità chiama H.A.L.T. non si applica qui. Se ricordate, nella storia di Jim prima, Jim non stava vivendo una giornata ‘positiva’. Ma Fred qui sta avendo una giornata DAVVERO buona.)

“Rientrai in hotel e mi preparai con calma per la cena. (Ora ecco di nuovo il corsivo.) Mentre varcavo la soglia della sala da pranzo, mi venne in mente che sarebbe stato piacevole bere un paio di cocktail durante la cena. Tutto qui. Niente di più. Ordinai un cocktail e la mia cena. Poi ne ordinai un altro. Dopo cena decisi di fare una passeggiata. Tornato in hotel, mi sembrò che un bicchierino prima di dormire sarebbe stato perfetto, così entrai nel bar e ne presi uno. Ricordo di averne bevuti altri quella sera e MOLTI la mattina dopo. Ho un ricordo SFOCATO di essere su un aereo diretto a New York, di aver trovato un tassista amichevole all’aeroporto invece di mia moglie. L’autista mi accompagnò in giro per diversi giorni. So poco di dove andai, o di cosa dissi e feci. (Sembra abbia avuto un blackout!) Poi arrivò l’ospedale, con le sue insopportabili sofferenze fisiche E mentali.”

(Adoro queste prossime parole!)
“Appena riacquistai la capacità di pensare, esaminai con attenzione quella sera a Washington. Non solo ero stato distratto, ma NON avevo opposto ALCUNA resistenza a quel primo drink. QUESTA volta NON avevo pensato alle conseguenze PER NIENTE. Avevo cominciato a bere con la stessa disinvoltura con cui avrei bevuto dell’acqua gassata. Ora ricordavo ciò che i miei amici alcolisti mi avevano detto, come avevano predetto che SE avessi avuto una mente alcolizzata, sarebbe arrivato il momento e il luogo in cui avrei bevuto di nuovo. Avevano detto che, anche se avessi opposto resistenza, un giorno avrei ceduto per qualche motivo BANALE. Ebbene, era successo proprio quello, e anche di più, perché ciò che avevo imparato sull’alcolismo NON mi era MAI passato per la mente. Capii in quel momento che avevo una mente alcolizzata. Compresi che la forza di volontà e la conoscenza di sé NON mi avrebbero aiutato in quei STRANI VUOTI MENTALI (DI NUOVO descrivono l’ossessione mentale). Non avevo mai capito le persone che dicevano di essere sconfitte senza speranza da un problema. Ora lo capivo. Fu un colpo durissimo.”

(Notate ancora il lavoro sul Dodicesimo Passo.)
“Due membri degli Alcolisti Anonimi vennero a trovarmi. Sogghignarono, cosa che non apprezzai molto, e poi mi chiesero se pensassi di essere un alcolista e se questa volta fossi DAVVERO sconfitto. Dovetti ammettere entrambe le cose (finalmente fa il Primo Passo). Mi sommersero di prove mediche che dimostravano come una mentalità alcolica, come quella che avevo mostrato a Washington, fosse una condizione SENZA SPERANZA. Citarono dozzine di casi tratti dalla loro esperienza. Questo spense l’ultima scintilla di convinzione di poter farcela da solo.” (Questa è la sua descrizione del Secondo Passo.)

“Poi mi illustrarono la soluzione spirituale e il programma d’azione che un centinaio di loro aveva seguito con successo. Anche se ero stato solo un credente nominale, le loro proposte non erano difficili da accettare a livello intellettuale. Ma il programma d’azione, sebbene del tutto sensato, era piuttosto drastico. Significava buttare dalla finestra diverse convinzioni di una vita. Non fu facile. Ma nel momento in cui decisi di portare avanti il processo (altrimenti noto come Terzo Passo), ebbi la strana sensazione che la mia condizione alcolica si fosse alleviata, e così fu.”

“Altrettanto importante fu la scoperta che i principi spirituali avrebbero risolto TUTTI i miei problemi. Da allora sono stato condotto in un modo di vivere INFINITAMENTE più appagante e, spero, più utile della vita che conducevo prima. Il mio vecchio stile di vita non era affatto male, ma NON scambierei i suoi momenti migliori con i peggiori che ho ora. Non ci tornerei nemmeno se potessi.” (E l’unico modo in cui ha potuto vivere tutto questo è stato lavorare i Passi dal 4 al 12.)

“La storia di Fred parla da sola. Speriamo che colpisca migliaia di persone come lui. Aveva assaggiato solo l’inizio della stretta. La maggior parte degli alcolisti deve essere ridotta piuttosto male prima di cominciare davvero a risolvere i propri problemi.”

Molti medici e psichiatri concordano con le nostre conclusioni. Uno di loro, membro dello staff di un ospedale di fama mondiale, ci ha recentemente detto: “Ciò che dite sulla generale mancanza di speranza nella situazione dell’alcolista medio è, a mio avviso, corretto. Riguardo a due di voi, di cui ho sentito le storie, non ho dubbi che foste al 100% senza speranza, a parte l’aiuto DIVINO. Se vi foste presentati come pazienti in questo ospedale, NON vi avrei accettati, se avessi potuto evitarlo. Gente come voi è troppo straziante. Anche se non sono una persona religiosa, ho un profondo rispetto per l’approccio spirituale in casi come i vostri. Per la maggior parte, non c’è praticamente ALTRA soluzione.”

“Ancora una volta (ecco un’ALTRA revisione): l’alcolista IN CERTO MOMENTI (non SEMPRE, ma in CERTI MOMENTI) NON ha alcuna difesa mentale efficace contro il primo drink. Tranne in pochi RARI casi, né lui né NESSUN altro essere umano può fornirgliela. La sua difesa DEVE venire da un Potere Superiore.”

Ora vi sono stati dati alcuni esempi del fatto che, a causa del modo egoistico in cui percepiamo e viviamo la nostra vita, creiamo una condizione di blocco spirituale che ci spinge a cercare sollievo o fuga dal caos interiore, dal disagio o dall’ingovernabilità. La nostra mente ricorda allora che l’alcol porta quella tranquillità e quel conforto che cerchiamo, ma dimentica comodamente i guai che l’alcol ci ha causato. Quando beviamo il primo drink, inneschiamo il desiderio fisico di sempre più alcol. Abbiamo un male spirituale, un’ossessione mentale e una reazione anomala del corpo (o un’allergia) all’alcol. Questo ci condanna a una morte alcolica—spirituale, mentale e talvolta persino fisica.

In queste 51 pagine, da “L’opinione del medico” fino alla fine del Capitolo 3 (“Ancora sull’alcolismo”), ci sono ulteriori spiegazioni sugli aspetti fisici, mentali e spirituali dell’alcolismo e su come le nostre vite possano diventare ingovernabili, sia che beviamo o meno. Se vi servono altre prove, continuate a leggere. Abbiamo solo evidenziato alcuni punti chiave, ma speriamo di avervi mostrato abbastanza per procedere.

Per riassumere, lasciatemi descrivere cosa dice il Libro Grande sul Primo Passo e cosa differenzia un alcolista — fisicamente, mentalmente e spiritualmente — da un non-alcolista.

Fisicamente, l’alcolista ha un’allergia, o una reazione anomala, all’alcol. Questa reazione è un desiderio irrefrenabile di bere ancora, una volta assunti i primi drink. Questo desiderio NON accade MAI a un non-alcolista. Per questo, un non-alcolista può SEMPRE prevedere quanto berrà, mentre un alcolista NON può. Oltre al desiderio, l’alcol FA qualcosa all’alcolista che NON fa a un non-alcolista. Quando un alcolista beve, prova una sensazione di tranquillità e conforto; un senso di “controllo, voglia di vivere, mi piace”. Quando un NON-alcolista beve, prova una sensazione di “perdita di controllo, inizio di nausea, leggera sbornia, non mi piace e non ne voglio più”. Ecco perché si fermano dopo uno o due drink e dicono frasi come: “Non ne voglio un altro perché sento già il primo.”

Spiritualmente, a causa del modo egoista ed egocentrico in cui l’alcolista vede e affronta gli altri, le proprie emozioni e la vita, è pieno di caos interiore, disagio e ansia. Poiché l’alcol è l’UNICA cosa che abbiamo sperimentato in grado di alleviare questa ingovernabilità interiore, ci rivolgiamo a esso ancora e ancora, anche se in passato ci ha creato problemi. Non vediamo cosa l’alcol ci STA FACENDO, pensiamo SOLO a cosa farà PER noi—ed ecco descritta l’ossessione mentale dell’alcolista.

Per un NON-alcolista, il rapporto con l’alcol è del tipo “posso prenderlo o lasciarlo”, ma per un ALCOLISTA è un rapporto del tipo “ne ho bisogno per affrontare la vita”. Chiedetevi se vi riconoscete nell’esperienza dell’alcolista.

In allegato trovate tutti i riferimenti del Libro Grande sugli aspetti fisici, mentali e spirituali dell’alcolismo.

Inoltre, a metà del primo paragrafo a pagina 44, il Libro Grande fa alcune affermazioni utili per riassumere le informazioni sul Primo Passo e la direzione da prendere:

“Se, quando vuoi smettere onestamente, scopri di non poterlo fare completamente” (questo descrive la parte mentale e spirituale dell’alcolismo), “o se, quando bevi, hai poco controllo sulla quantità che assumi” (questo descrive la parte fisica dell’alcolismo), “allora sei probabilmente un alcolista. Se è così, potresti soffrire di una malattia che SOLO un’esperienza spirituale può vincere.”

In allegato c’è un’ottima affermazione sull’Assurdità di tornare (ancora) a bere”.

Ora è il momento per ognuno di noi di iniziare il proprio viaggio verso quell’esperienza spirituale che CAMBIERÀ le nostre vite. Vediamo chi è pronto a fare il Primo Passo:

1° Passo. Abbiamo amesso di essere impotenti di fronte all’alcol—che le nostre vite erano diventate ingovernabili.

Gli autori del Libro Grande ci dicono esattamente cosa dobbiamo fare, fornendoci due affermazioni che possiamo trasformare in domande. La prima si trova a metà di pagina 30:

“Abbiamo imparato che dovevamo ammettere nel nostro INTIMO di essere alcolisti. Questo è il primo passo verso la guarigione. L’illusione (o menzogna) di essere come gli altri, O DI POTERLO DIVENTARE, deve essere DISTRUTTA.”

Per distruggere l’illusione (o menzogna) di non essere alcolisti, chiederemo a ognuno di voi di rispondere a una semplice domanda: “Sei pronto ad ammettere nel tuo INTIMO di essere impotente di fronte all’alcol?” In altre parole: “Sei un alcolista?” Tutto ciò che serve è un sì o un no.

Se NON sei convinto di essere un alcolista o che la tua vita sia ingovernabile, faccelo sapere alla fine di questa sessione. Il tuo “sponsor” o guida spirituale è disposto a dedicarti del tempo questa settimana per discutere i tuoi dubbi. Potresti non essere un alcolista. Vogliamo darti OGNI opportunità per comprendere le conseguenze devastanti di questa terribile afflizione e aiutarti a identificare se lo sei.

Bene, per chi è pronto, procediamo.
Questa è la prima delle due domande del Primo Passo:

Ammetti nel tuo INTIMO di essere un alcolista?
Rispondi sì o no.

C’è un’altra domanda legata al fare il Primo Passo. A pagina 33, alla fine del primo paragrafo, dice:

“Se stiamo pianificando di smettere di bere, NON ci deve essere ALCUNA riserva di NESSUN tipo, né ALCUN pensiero nascosto che un giorno saremo immuni (o non influenzati) dall’alcol.”

Quindi lasciate che vi faccia anche la seconda domanda del Primo Passo:

Hai qualche riserva o idea persistente che un giorno potrai bere alcol SENZA esserne influenzato?
Rispondi sì o no.
Grazie.

Quelli di voi che hanno risposto “sì” alla prima domanda e “no” alla seconda hanno completato il Primo Passo.


L’alcol non evapora completamente

Immaginate di preparare un Boeuf Bourguignon o una Grasshopper Pie senza vino o liquori. La maggior parte degli chef rabbrividirebbe.

Molti cuochi gourmet credono che vino e superalcolici aggiungano un sapore essenziale ai piatti e che l’alcol evapori durante la cottura.

Non è vero, secondo i ricercatori del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti.

Dopo aver testato sei ricette, tra primi piatti e dessert, i nutrizionisti governativi hanno scoperto che percentuali significative di alcol e vino aggiunti a piatti caldi e freddi permangono anche dopo la cottura.

Sebbene la quantità totale di alcol nelle ricette testate dal governo rimanga modesta, questa nuova scoperta potrebbe servire da avvertimento per chi vuole escludere completamente l’alcol dalla propria dieta.

“Si è sempre dato per scontato che dopo la cottura scomparisse tutto”, ha detto Jorg Augustin, professore di scienze alimentari e biochimica all’Università dell’Idaho, che ha preparato e testato le ricette selezionate dall’USDA.

“Non ci avevamo mai riflettuto più di tanto, ma abbiamo scoperto che la ritenzione variava parecchio”, ha aggiunto.

Le ricette che richiedevano meno tempo di cottura trattenevano la percentuale più alta di alcol.

Una Brandy Alexander Pie, preparata con 3 cucchiai di Brandy e 60 ml di Crème de Cacao, conservava l’85% dell’alcol. Le Cherries Jubilee, fatte con 60 ml di Brandy e flambate per 48 secondi, ne trattenevano il 75%.

Nei piatti principali, come le ostriche gratinate preparate con 60 ml di Sherry versati sulla teglia e infornati per 25 minuti, rimaneva il 45%. Un piatto di pollo cucinato con 120 ml di Borgogna mescolati e poi lasciati sobbollire per 15 minuti ne conservava il 40%. Un arrosto di manzo, preparato con 240 ml di Borgogna e cotto per 2 ore e mezza, ne tratteneva solo il 5%.

Rena Cutrufelli, nutrizionista dell’USDA, ha dichiarato che l’agenzia esaminerà i suoi archivi di ricette per adeguarsi alla scoperta. Tuttavia, l’agenzia non ha ancora emesso raccomandazioni basate su questi risultati preliminari per chi è attento all’assunzione di alcol, come gli alcolisti in recupero o le donne incinte.

“Volevamo solo verificare se l’assunzione che l’alcol scompaia dopo la cottura fosse vera o meno”, ha spiegato Cutrufelli.

“Non credo che, per una quantità così piccola, si possa dire che abbia effetti sulle persone”, ha aggiunto.

Una portavoce dell’American College of Obstetricians and Gynecologists con sede a Washington ha dichiarato che il gruppo non ha ancora preso posizione sullo studio.

“Non sappiamo con certezza quale sia la quantità minima di alcol che può causare problemi”, ha detto Kate Ruddon. “Ma sappiamo che può provocare la sindrome alcolica fetale e altri disturbi, quindi raccomandiamo semplicemente alle donne di evitarlo.”

Anche il National Council on Alcoholism and Drug Dependence consiglia agli alcolisti in recupero di evitare cibi cucinati con vino o liquori. Il solo sapore potrebbe scatenare il desiderio di bere di nuovo.

“Dipende dall’individuo”, ha detto Jeffery Hon, portavoce del consiglio con sede a New York. “Per alcune persone potrebbe essere più rischioso, e dipende anche dalla quantità utilizzata nel piatto.”

Chris Spolar


PRIMO PASSO

Gli aspetti fisici, mentali e spirituali dell’alcolismo.

Qui di seguito sono riportati i riferimenti del Libro Grande (con commenti) che descrivono la triplice natura della malattia chiamata alcolismo. I numeri di pagina si riferiscono alla Quarta Edizione. – Barefoot Bill

Il Desiderio Fisico

Pagina xxvi:2 – “Il medico che, su nostra richiesta, ci ha scritto questa lettera, è stato così gentile da ampliare il suo punto di vista in un’altra dichiarazione che segue. In essa conferma ciò che noi, che abbiamo sofferto il tormento dell’alcol, DOBBIAMO credere: che il corpo dell’alcolista è tanto anormale quanto la sua mente. Non ci bastava sentirci dire che non potevamo controllare il bere solo perché eravamo mal adattati alla vita, in fuga dalla realtà o addirittura mentalmente deficienti. Queste cose erano vere in parte, anzi, in misura considerevole per alcuni di noi. Ma eravamo certi che anche i nostri corpi si erano ammalati. Secondo noi, QUALUNQUE descrizione dell’alcolista che ignori questo fattore fisico è INCOMPLETA.

La teoria del medico secondo cui abbiamo un’allergia all’alcol ci interessa. Da profani, la nostra opinione sulla sua validità può ovviamente contare poco. Ma come ex bevitori problematici, possiamo dire che la sua spiegazione ha senso. Spiega molte cose che altrimenti non riusciremmo a giustificare.”

La parola allergia significa “una reazione anomala a un cibo, un liquido o una sostanza”. La reazione anomala dell’alcolista all’alcol è il desiderio irrefrenabile di bere ancora dopo i primi drink. Questo desiderio NON accade MAI a un non-alcolista. Per questo, il non-alcolista (circa l’88% della popolazione) può SEMPRE prevedere quanto berrà, mentre l’alcolista (circa il 12%) NON può. Oltre al desiderio, l’alcol FA qualcosa all’alcolista che NON fa a un non-alcolista. Quando un ALCOLISTA beve, prova una sensazione di tranquillità e conforto, un senso di “controllo, voglia di vivere, mi piace e ne voglio ancora”. Quando un NON-alcolista beve, prova una sensazione di “perdita di controllo, inizio di nausea, leggera sbornia, non mi piace e non ne voglio più”. Ecco perché si fermano dopo uno o due drink e dicono frasi come: “Non ne voglio un altro perché sento già il primo.” Il rapporto del NON-alcolista con l’alcol è del tipo “posso prenderlo o lasciarlo”, mentre quello dell’ALCOLISTA è del tipo “ne ho bisogno per affrontare la vita”. Vivono un’esperienza COMPLETAMENTE diversa dalla nostra.

Pagina xxviii:1 – “Crediamo, e lo suggerimmo alcuni anni fa, che l’azione dell’alcol su questi alcolisti cronici sia una manifestazione di un’allergia; che il fenomeno del desiderio sia LIMITATO a questa categoria e NON si verifichi MAI nel bevitore medio moderato. Questi tipi allergici NON possono MAI usare l’alcol IN ALCUNA FORMA in sicurezza; e una volta formata l’abitudine e scoperto di non poterla rompere, una volta persa la fiducia in se stessi e nel sostegno UMANO, i loro problemi si accumulano e diventano incredibilmente difficili da risolvere.

Un appello emotivo superficiale raramente basta. Il messaggio che può interessare e trattenere queste persone alcolizzate DEVE avere profondità e peso. In quasi TUTTI i casi, i loro ideali DEVONO essere radicati in un potere più grande di loro, SE vogliono ricostruire le loro vite.”

Poiché questo fu scritto alla fine degli anni ’30, all’epoca non esistevano ricerche sul metabolismo, motivo per cui il dottor Silkworth lo definisce “il fenomeno del desiderio”. Un fenomeno è qualcosa che puoi osservare ma non spiegare. Spero abbiate notato che questo “medico rinomato, primario di un ospedale di fama nazionale specializzato in alcolismo e tossicodipendenza”, con nove anni di esperienza quando scrisse questa lettera, sottolinea che noi alcolisti siamo oltre ogni aiuto umano. Come dice Come Funziona“Probabilmente NESSUN POTERE UMANO può alleviare il nostro alcolismo.”

Pagina xxviii:4 – “Uomini e donne bevono essenzialmente perché amano l’effetto prodotto dall’alcol. La sensazione è così sfuggente che, pur ammettendo che sia dannoso, dopo un po’ non riescono più a distinguere il vero dal falso. Per loro, la vita alcolica sembra l’unica normale. Sono irrequieti, irritabili e scontenti, a meno che non possano provare di nuovo quel senso di tranquillità e conforto che arriva subito dopo qualche drink – drink che vedono altri assumere impunemente. Dopo aver ceduto ancora al desiderio, come molti fanno, e sviluppato il fenomeno del desiderio, attraversano le ben note fasi della sbornia, uscendone pieni di rimorsi e con la ferma risoluzione di non bere più. Questo si ripete all’infinito, e a meno che questa persona non possa sperimentare un completo cambiamento psichico, c’è ben poca speranza per la sua guarigione.

D’altra parte – e per quanto strano possa sembrare a chi non capisce – una volta avvenuto il cambiamento psichico, la stessa persona che sembrava condannata, che aveva così tanti problemi da disperare di risolverli, si ritrova improvvisamente in grado di controllare facilmente il desiderio di alcol, con lo sforzo necessario limitato a seguire poche semplici regole.”

Includerò questo passaggio in tutti e tre gli aspetti dell’alcolismo perché li riguarda tutti. Sebbene inizi dicendo “uomini e donne”, si capisce che si riferisce solo agli alcolisti. Ci sono tre riferimenti qui alla caratteristica fisica dell’alcolismo. Il primo è che ci piace l’effetto prodotto dall’alcol, il secondo è che proviamo un senso di tranquillità e conforto che arriva subito dopo qualche drink (come detto prima, ai non-alcolisti NON piace l’effetto dell’alcol, ecco perché si fermano dopo uno o due drink; e perché non hanno problemi a evitarlo se crea problemi nella loro vita). Dice anche che dopo che l’alcolista ha ceduto di nuovo al desiderio, come molti fanno, e si sviluppa il fenomeno del desiderio, attraversa le fasi note della sbornia (come RISULTATO di un’allergia o reazione anomala all’alcol).

Pagina xxix:4 – “Non sono d’accordo con chi crede che l’alcolismo sia solo una questione di controllo mentale. Ho conosciuto molti uomini che, ad esempio, avevano lavorato per mesi su un problema o un affare che doveva concludersi a una certa data a loro favore. Bevvero un drink un giorno o due prima della scadenza, e ALLORA il fenomeno del desiderio divenne immediatamente più importante di qualsiasi altro interesse, tanto da farli mancare all’appuntamento cruciale. Questi uomini non bevevano per fuggire; bevevano per contrastare un desiderio oltre il loro controllo mentale.”

Potrebbero AVER INIZIATO a bere per fuggire, ma dopo aver innescato il desiderio di più alcol con quei primi drink, hanno poi mancato l’appuntamento importante a causa di un desiderio insoddisfatto di alcol, non perché volevano evadere per qualche ora.

Pagina xxx:4 – “Tutti questi (i tipi di alcolisti descritti nei due paragrafi precedenti del Grande Libro) hanno UN sintomo in comune: non possono iniziare a bere senza sviluppare il fenomeno del desiderio. Questo fenomeno, come abbiamo suggerito, potrebbe essere la manifestazione di un’allergia che li differenzia e li rende un’entità distinta. NON è MAI stato, con NESSUN trattamento a noi noto, eradicato permanentemente. L’UNICA soluzione che possiamo suggerire è l’astinenza COMPLETA.”

Pagina 7:1 – “Incontrai un medico gentile che mi spiegò che, sebbene fossi stato egoista e sciocco, ero anche gravemente malato, nel corpo e nella mente.”

Pagina 21:1 – “Ma cosa dire del vero alcolista? Può iniziare come bevitore moderato; può diventare o meno un bevitore incallito; ma a un certo punto della sua carriera alcolica, inizia a perdere completamente il controllo del consumo di alcol, una volta che inizia a bere.”

Pagina 22:4 – “Sappiamo che finché l’alcolista si astiene dal bere, come può fare per mesi o anni, reagisce come chiunque altro. Siamo altrettanto certi che, non appena introduce alcol nel suo sistema, accade qualcosa, sia a livello fisico che mentale, che gli rende praticamente impossibile fermarsi. L’esperienza di qualsiasi alcolista lo confermerà abbondantemente.”

Pagina 44:1 – “Nei capitoli precedenti hai appreso qualcosa sull’alcolismo. Speriamo di aver chiarito la differenza tra l’alcolista e il non-alcolista. Se, quando vuoi sinceramente smettere, scopri di non riuscirci completamente, o se, quando bevi, hai poco controllo sulla quantità che assumi, probabilmente sei un alcolista. Se è così, potresti soffrire di una malattia che SOLO un’esperienza spirituale può vincere.”

Quella che segue è una spiegazione di ciò che accade quando gli alcolisti introducono alcol nel loro corpo, e di come sia un’esperienza completamente diversa rispetto ai non-alcolisti. Non c’è da stupirsi se i non-alcolisti non riescono a capire e dicono frasi come: “Non riesci a fermarti dopo uno o due drink?” Dimostra perché gli alcolisti possono usare la loro forza di volontà per tutto, TRANNE che per l’alcol.

Gli alcolisti costituiscono circa il 12% della popolazione. Il corpo dell’alcolista è fisicamente diverso da quello di chi non lo è. Il fegato e il pancreas dell’alcolista metabolizzano l’alcol a un terzo o un decimo della velocità di quelli normali. Quando l’alcol entra nel corpo, si scompone in vari elementi, uno dei quali è l’acetato. Ora sappiamo che l’acetato scatena il desiderio di più acetato. In un bevitore normale, l’acetato viene smaltito rapidamente ed eliminato. Ma nell’alcolista non è così. Nell’alcolista, l’acetato del primo drink viene metabolizzato a malapena, quindi rimane nel corpo e scatena il desiderio di più acetato. L’alcolista assume così un secondo drink, aggiungendolo alla maggior parte dell’acetato del primo, e questo lo porta a desiderare il doppio rispetto a un bevitore normale. Quindi ne prende un altro. Poi, con un desiderio quasi triplo, ne prende ancora uno. Si capisce così come l’alcolista non abbia controllo sulla quantità che beve. Il ciclo del desiderio è iniziato e non ha altra scelta che continuare a bere. Una volta che l’acetato si accumula nel suo corpo – e questo inizia già con UN SOLO drink – avrà voglia di un altro. Quante volte un alcolista pensa che sarebbe bello bere UN SOLO drink per rilassarsi, ma poi ne prende molti di più? Ora capisci perché. E QUESTO NON CAMBIERÀ MAI!

Oltre a QUESTO (come se non bastasse già), l’alcol è un veleno perché distrugge i tessuti umani. I due organi che l’alcol danneggia di più sono il fegato e il pancreas. Quindi, più l’alcolista beve nel tempo (o anche se non beve, perché fegato e pancreas si deteriorano naturalmente con l’età), meno il suo corpo è in grado di metabolizzare l’acetato. ECCO perché l’alcolismo è una malattia progressiva e fatale. Il Libro Grande dice a pagina 30: “Siamo convinti, fino all’ultimo uomo, che gli alcolisti del nostro tipo siano in balia di una malattia progressiva. Nel corso del tempo, peggioriamo, MAI miglioriamo.” Abbastanza rivelatore, no? Spiega molte cose che prima non capivo.

Ma se ci pensi, non dobbiamo affrontare NULLA di tutto questo se NON introduciamo alcol nel nostro corpo fin dall’inizio. Quindi il PROBLEMA PRINCIPALE dell’alcolista risiede nella sua mente e nella sua condizione spirituale. La mia mente mi dice che va bene BERE il primo drink e non vede che ciò che sto per fare è dannoso (altrimenti nota come ossessione mentale dell’alcolista o la nostra impotenza, anche quando non beviamo), e se NON sono in forma spirituale, non sopporto la sobrietà perché i miei pensieri e le mie emozioni sono troppo scomodi (altrimenti noto come male spirituale o la nostra ingovernabilità). Quindi, che bevano o meno, gli alcolisti sono impotenti di fronte all’alcol a causa della mente e del corpo; e la loro vita è ingovernabile, soprattutto la loro vita INTERIORE, a causa della loro condizione spirituale. Casualmente, i Passi affrontano DIRETTAMENTE ed EFFICACEMENTE sia la condizione spirituale che l’ossessione mentale. MA il modo in cui il corpo dell’alcolista metabolizza l’alcol PEGGIORERÀ solo con il tempo (che stia bevendo o meno), quindi NON possiamo fare NULLA riguardo all’aspetto fisico dell’alcolismo, se non evitare il primo drink.

Quindi questa è la definizione semplice di cosa significhi essere un alcolista: non sappiamo gestire il BERE (a causa dell’ossessione mentale e dell’allergia fisica) e non sappiamo gestire il NON BERE (a causa del male spirituale).

L’ossessione mentale

Pagina xxvi:2 – “Il medico che, su nostra richiesta, ci ha scritto questa lettera, è stato così gentile da ampliare il suo punto di vista in un’altra dichiarazione che segue. In essa conferma ciò che noi, che abbiamo sofferto il tormento dell’alcol, DOBBIAMO credere: che il corpo dell’alcolista è tanto anormale quanto la sua mente. Non ci bastava sentirci dire che non potevamo controllare il bere solo perché eravamo mal adattati alla vita, in fuga dalla realtà o addirittura mentalmente deficienti. Queste cose erano vere in parte, anzi, in misura considerevole per alcuni di noi. Ma eravamo certi che anche i nostri corpi si erano ammalati. Secondo noi, QUALUNQUE descrizione dell’alcolista che ignori questo fattore fisico è INCOMPLETA.”

Pagina xxviii:4 – “Uomini e donne bevono essenzialmente perché amano l’effetto prodotto dall’alcol. La sensazione è così sfuggente che, pur ammettendo che sia dannoso, dopo un po’ non riescono più a distinguere il vero dal falso. Per loro, la vita alcolica sembra l’unica normale. Sono irrequieti, irritabili e scontenti, a meno che non possano provare di nuovo quel senso di tranquillità e conforto che arriva subito dopo qualche drink – drink che vedono altri assumere impunemente. Dopo aver ceduto ancora al desiderio, come molti fanno, e sviluppato il fenomeno del desiderio, attraversano le ben note fasi della sbornia, uscendone pieni di rimorsi e con la ferma risoluzione di non bere più. Questo si ripete all’infinito, e a meno che questa persona non possa sperimentare un completo cambiamento psichico, c’è ben poca speranza per la sua guarigione.

D’altra parte – e per quanto strano possa sembrare a chi non capisce – una volta avvenuto il cambiamento psichico, la stessa persona che sembrava condannata, che aveva così tanti problemi da disperare di risolverli, si ritrova improvvisamente in grado di controllare facilmente il desiderio di alcol, con lo sforzo necessario limitato a seguire poche semplici regole.”

Anche qui, sebbene inizi parlando di “uomini e donne”, è chiaro che si riferisce solo agli alcolisti. Poiché l’alcol procura all’alcolista un senso di tranquillità e conforto (cosa che NON fa per il non-alcolista), cediamo (cioè “ci arrendiamo”) al desiderio ancora e ancora, nonostante l’alcol ci abbia già creato problemi in passato. NON vediamo cosa ci STA FACENDO l’alcol, pensiamo SOLO a cosa FARÀ PER noi. Il rapporto del non-alcolista con l’alcol è del tipo “posso prenderlo o lasciarlo”, mentre quello dell’alcolista è del tipo “ne ho bisogno per affrontare la vita”.

Pagina 5:1 – “Il liquore cessò di essere un lusso; divenne una necessità. Gin fatto in casa, due bottiglie al giorno, spesso tre, divennero la norma. A volte un piccolo affare mi fruttava qualche centinaio di dollari, e li spendevo al bar o in gastronomia. Continuò all’infinito, e cominciai a svegliarmi la mattina presto tremando violentemente. Un bicchiere pieno di gin seguito da mezza dozzina di birre era necessario se volevo fare colazione. Eppure, credevo ancora di controllare la situazione, e i periodi di sobrietà ridavano speranza a mia moglie. Ma gradualmente peggiorai. La casa fu pignorata, mia suocera morì, mia moglie e mio suocero si ammalarono.

Poi ebbi un’opportunità promettente. Le azioni erano al minimo nel 1932, e avevo messo insieme un gruppo per comprarne. Avrei avuto una buona parte dei profitti. Ma feci una sbornia colossale, e quell’occasione svanì.

Mi svegliai. Dovevo smettere. Capii che non potevo bere neanche un goccio. Era finita per sempre. Prima avevo fatto tante promesse, ma mia moglie notò felice che questa volta ero serio. E lo ero davvero.

Poco dopo tornai a casa ubriaco. Non c’era stata lite. Dov’era finita la mia ferma decisione? Non lo sapevo proprio. Non ci avevo neanche pensato. Qualcuno mi aveva offerto da bere, e l’avevo accettato. Ero pazzo? Cominciai a chiedermelo, perché una tale mancanza di prospettiva sembrava quasi follia.

Rinnovai la decisione e riprovai. Passò del tempo, e la sicurezza tornò a trasformarsi in presunzione. Potevo ridere dei bar. Ora avevo ciò che serviva! Un giorno entrai in un caffè per telefonare. In un attimo mi ritrovai al bancone a chiedermi come fosse successo. Mentre il whisky mi saliva alla testa, mi dissi che la prossima volta avrei fatto meglio, ma tanto valeva ubriacarmi bene allora. E lo feci.”

La forza di volontà e il “pensare bene prima di bere” non bastano.

Pagina 6:2 – “Ci furono fughe dalla città alla campagna e ritorno, mentre io e mia moglie cercavamo scampo.” Non importa dove vai, ci sei sempre tu. Il problema non è dove vivi. La tua condizione interiore ingovernabile e la tua mente che ti dice che un drink ti aiuterà – QUESTO è il tuo problema.

Pagina 7:1 – “Incontrai un medico gentile che mi spiegò che, sebbene fossi stato egoista e sciocco, ero anche gravemente malato, nel corpo e nella mente. Mi sollevò un po’ sapere che negli alcolisti la volontà è incredibilmente indebolita quando si tratta di combattere l’alcol, anche se spesso rimane forte in altri ambiti. Il mio comportamento incredibile, nonostante il disperato desiderio di smettere, era spiegato. Ora che mi capivo, partii pieno di speranza. Per tre o quattro mesi andò tutto bene. Andavo in città regolarmente e persi guadagnavo qualcosa. Sicuramente la risposta era l’autoconoscenza. Ma non lo era, perché arrivò il giorno terribile in cui bevvi di nuovo.”

Pagina 21:2 – “Ha un vero genio per ubriacarsi esattamente nel momento sbagliato, specialmente quando deve prendere decisioni importanti o mantenere un impegno. Spesso è perfettamente equilibrato e ragionevole su tutto, tranne che sull’alcol. Ma sotto quel riguardo è incredibilmente disonesto ed egoista.”

Pagina 22:0 – “Poi arriva il giorno in cui semplicemente non ce la fa e si ubriaca di nuovo.”

Pagina 22:2 – “Perché si comporta così? Se centinaia di esperienze gli hanno dimostrato che un drink significa un’altra débâcle con tutta la sofferenza e l’umiliazione che ne conseguono, perché prende quel primo drink? Perché non riesce a restare sobrio? Che fine ha fatto il buon senso e la forza di volontà che a volte dimostra ancora in altre questioni?”

Pagina 22:4 – “Sappiamo che finché l’alcolista si astiene dal bere, come può fare per mesi o anni, reagisce come chiunque altro. Siamo altrettanto certi che, non appena introduce alcol nel suo sistema, accade qualcosa, sia a livello fisico che mentale, che gli rende praticamente impossibile fermarsi. L’esperienza di qualsiasi alcolista lo confermerà abbondantemente.

Queste osservazioni sarebbero accademiche e inutili se il nostro amico non prendesse mai il primo drink, dando così il via al terribile ciclo. Pertanto, il problema principale dell’alcolista risiede nella sua mente, più che nel suo corpo. Se gli chiedi perché ha iniziato l’ultima sbornia, è probabile che ti offrirà una qualsiasi tra cento scuse. A volte queste giustificazioni hanno una certa plausibilità, ma nessuna di esse ha davvero senso alla luce del caos che provoca una bevuta dell’alcolista. Sembrano la filosofia dell’uomo che, avendo mal di testa, si batte sulla testa con un martello per non sentire il dolore. Se fai notare questo ragionamento fallace a un alcolista, riderà suvvia o si irritherà e si rifiuterà di parlare.

Ogni tanto potrebbe dire la verità. E la verità, stranamente, di solito è che non ha più idea del motivo per cui ha preso quel primo drink di quanta ne abbia tu. Alcuni bevitori hanno scuse con cui si accontentano parte del tempo. Ma in fondo non sanno davvero perché lo fanno. Quando questo male si radica, restano smarriti. Li perseguita l’idea che, in qualche modo, un giorno avranno la meglio. Eppure, nel fondo temono di essere già perduti.”

Pagina 24:0 – “A un certo punto nel bere di ogni alcolista, entra in uno stato in cui il desiderio più forte di smettere è assolutamente inutile. Questa situazione tragica è già arrivata in quasi ogni caso molto prima che sia sospettata.

Il fatto è che la maggior parte degli alcolisti, per ragioni ancora oscure, ha perso il potere di scelta nel bere. La nostra cosiddetta forza di volontà diventa praticamente inesistente. In certi momenti, non siamo in grado di portare alla nostra coscienza con sufficiente forza il ricordo della sofferenza e dell’umiliazione anche solo di una settimana o un mese prima. Siamo senza difesa contro il primo drink.

Le conseguenze quasi certe che seguono anche solo un bicchiere di birra non affollano la mente per dissuaderci. Se questi pensieri si presentano, sono confusi e facilmente sostituiti dalla vecchia idea logora che questa volta ci comporteremo come gli altri. Manca del tutto quel meccanismo di difesa che impedirebbe a una persona di posare la mano su una stufa rovente.

L’alcolista può dirsi con la massima nonchalance: ‘Stavolta non mi brucerà, quindi via così!’ O forse non ci pensa affatto. Quante volte alcuni di noi hanno iniziato a bere con questo stesso atteggiamento disinvolto, per poi, dopo il terzo o quarto drink, battere il pugno sul bancone e chiedersi: ‘Ma per l’amor di Dio, come ho fatto a ricominciare?’ Solo per veder sostituire quel pensiero da: ‘Va bene, mi fermerò al sesto drink’ oppure: ‘Tanto ormai che importa?’

Quando questo tipo di pensiero è pienamente stabilito in un individuo con tendenze alcoliche, probabilmente si è posto al di là di ogni aiuto umano.”

Pagina 26:1 – “Un certo uomo d’affari americano aveva capacità, buon senso e carattere elevato. Per anni aveva vacillato da un sanatorio all’altro. Aveva consultato i più noti psichiatri americani. Poi era andato in Europa, affidandosi a un medico celebre (lo psichiatra, Dr. Jung) che gli aveva prescritto una cura. Sebbene l’esperienza lo avesse reso scettico, terminò il trattamento con una fiducia insolita. Le sue condizioni fisiche e mentali erano insolitamente buone. Soprattutto, credeva di aver acquisito una conoscenza così profonda del funzionamento interiore della sua mente e delle sue molle nascoste che una ricaduta era impensabile. Tuttavia, in breve tempo si ubriacò. Ancora più sconcertante, non poteva darsi alcuna spiegazione soddisfacente per la sua caduta.

Così tornò da questo medico, che ammirava, e gli chiese senza mezzi termini perché non poteva guarire. Desiderava sopra ogni cosa riacquistare l’autocontrollo. Sembrava abbastanza razionale ed equilibrato rispetto ad altri problemi. Eppure non aveva alcun controllo sull’alcol. Perché?

Implorò il medico di dirgli tutta la verità, e la ottenne. Nel giudizio del medico, era assolutamente senza speranza; non avrebbe mai potuto riconquistare la sua posizione nella società e avrebbe dovuto rinchiudersi o assumere una guardia del corpo se sperava di vivere a lungo. Questa era l’opinione di un grande medico.

Ma quest’uomo vive ancora, ed è un uomo libero. Non ha bisogno di una guardia del corpo né è confinato. Può andare ovunque sulla terra dove altri uomini possono andare senza disastro, purché rimanga disposto a mantenere un certo atteggiamento semplice.

Alcuni dei nostri lettori alcolisti potrebbero pensare di poter fare a meno dell’aiuto spirituale. Lasciateci raccontare il resto della conversazione che il nostro amico ebbe con il suo medico.

Il medico disse: ‘Hai la mente di un alcolista cronico. Non ho mai visto un solo caso guarire, dove quello stato mentale esisteva nella misura in cui esiste in te.’ Il nostro amico si sentì come se i cancelli dell’inferno si fossero chiusi su di lui con un fragore.”

Pagina 34:2 – “Per chi non è capace di bere con moderazione, la domanda è come smettere del tutto. Stiamo supponendo, naturalmente, che il lettore desideri smettere. Se una persona del genere possa riuscirci su basi non spirituali dipende da quanto ha già perso il potere di scegliere se bere o no. Molti di noi credevamo di avere carattere in abbondanza. C’era un desiderio tremendo di smettere per sempre. Eppure ci risultava impossibile. Questo è l’aspetto sconcertante dell’alcolismo come lo conosciamo: questa totale incapacità dismettere, non importa quanto grande sia la necessità o il desiderio.”

Pagina 35:1 – “Che tipo di pensiero domina un alcolista che ripete più e più volte il disperato esperimento del primo drink? Gli amici che hanno cercato di ragionare con lui dopo una sbornia che lo ha portato sull’orlo del divorzio o del fallimento rimangono sconcertati quando lo vedono entrare direttamente in un bar. Perché lo fa? A cosa sta pensando?”

Pagina 36:2 – “All’improvviso mi passò per la mente che se avessi messo un goccio di whisky nel mio latte, non mi avrebbe fatto male a stomaco pieno. Ordinai un whisky e lo versai nel latte. Avevo la vaga sensazione di non essere molto furbo, ma mi sentivo rassicurato perché lo prendevo a stomaco pieno. L’esperimento andò così bene che ordinai un altro whisky e lo versai in altro latte. Non sembrava darmi fastidio, così ne provai un altro.”

Così iniziò un altro viaggio verso il manicomio per Jim. C’era la minaccia del ricovero, la perdita della famiglia e della posizione, per non parlare dell’intenso dolore mentale e fisico che bere gli causava sempre. Conosceva bene se stesso come alcolista. Eppure tutte le ragioni per non bere furono facilmente messe da parte in favore della stupida idea che poteva prendere il whisky se solo lo mescolava con il latte!

Qualunque sia la definizione precisa della parola, noi chiamiamo questa pura follia. Come si può definire altrimenti una tale mancanza di proporzione, di capacità di pensare lucidamente?

Potreste pensare che questo sia un caso estremo. Per noi non è esagerato, perché questo tipo di pensiero è stato caratteristico di ognuno di noi. A volte abbiamo riflettuto più di Jim sulle conseguenze. Ma c’era sempre lo strano fenomeno mentale per cui, parallelamente al nostro ragionamento sensato, correva inevitabilmente qualche scusa follemente banale per bere il primo drink. Il nostro ragionamento sensato non riusciva a trattenerci. L’idea folle vinceva. Il giorno dopo ci chiedevamo, con tutta serietà e sincerità, come fosse potuto accadere.

In alcune circostanze siamo usciti deliberatamente per ubriacarci, sentendoci giustificati da nervosismo, rabbia, preoccupazione, depressione, gelosia o simili. Ma anche in questo tipo di inizio, dobbiamo ammettere che la nostra giustificazione per una sbornia era follemente insufficiente alla luce di ciò che accadeva sempre. Ora vediamo che quando iniziavamo a bere deliberatamente, invece che casualmente, c’era ben poco pensiero serio o efficace durante il periodo di premeditazione su quali potessero essere le terribili conseguenze.”*

Pagina 38:3 – “Per quanto intelligenti siamo stati in altri ambiti, quando si trattava di alcol, siamo stati stranamente folli.”

Pagina 39:1 – “Ma l’alcolista effettivo o potenziale, quasi senza eccezioni, sarà assolutamente incapace di smettere di bere sulla base della conoscenza di sé.”

Pagina 41:2 – “Non solo non ero stato in guardia, ma non avevo opposto alcuna resistenza al primo drink. Questa volta non avevo pensato affatto alle conseguenze. Avevo iniziato a bere con la stessa noncuranza come se i cocktail fossero ginger ale. Ora ricordavo ciò che i miei amici alcolisti mi avevano detto, come avevano predetto che se avessi avuto una mente alcolica, sarebbe arrivato il momento e il luogo in cui avrei bevuto di nuovo. Avevano detto che, sebbene avessi opposto una difesa, un giorno avrebbe ceduto davanti a qualche banale motivo per bere. Ebbene, proprio questo accadde, e di più, perché ciò che avevo imparato sull’alcolismo non mi venne affatto in mente. Seppi da quel momento che avevo una mente alcolica. Capii che la forza di volontà e la conoscenza di sé non avrebbero aiutato in quei strani vuoti mentali.”

Pagina 43:3 – “Ancora una volta: l’alcolista, in certi momenti, non ha alcuna difesa mentale efficace contro il primo drink. Tranne in rari casi, né lui né alcun altro essere umano possono fornirne una. La sua difesa deve venire da un Potere Superiore.”

Pagina 44:1 – “Nei capitoli precedenti hai appreso qualcosa sull’alcolismo. Speriamo di aver chiarito la distinzione tra l’alcolista e il non-alcolista. Se, quando sinceramente lo desideri, scopri di non poter smettere completamente, o se quando bevi hai poco controllo sulla quantità che assumi, probabilmente sei un alcolista. Se è così, potresti soffrire di un male che SOLO un’esperienza spirituale può vincere.”

Il Male Spirituale

Pagina xxviii:4 – Sono irrequieti (quel senso che manca qualcosa), irritabili (cioè “facilmente infastiditi”) e scontenti (cioè “mai soddisfatti”), a meno che non possano provare di nuovo quel senso di tranquillità e benessere che arriva subito con qualche drink.

Pagina 15:1 – …assaliti da ondate di autocommiserazione e risentimento.

Pagina 18:1 – Ma non è così con la malattia alcolica, perché con essa arriva l’annientamento di tutto ciò che vale nella vita. Travolge chiunque tocchi la vita del sofferente. Porta incomprensioni, feroci risentimenti, insicurezza finanziaria, amici e datori di lavoro disgustati, vite distorte di bambini innocenti, mogli e genitori afflitti – chiunque può allungare la lista.

Pagina 37:3 – Nervosismo, rabbia, preoccupazione, depressione, gelosia o simili.

Pagina 52:2 – Avevamo problemi nei rapporti personali, non riuscivamo a controllare la nostra natura emotiva, eravamo preda di infelicità e depressione, non riuscivamo a guadagnarci da vivere, ci sentivamo inutili, eravamo pieni di paura, infelici, incapaci di essere davvero d’aiuto agli altri – non era forse più importante una soluzione di fondo a queste torture che sapere se avremmo visto i cinegiornali sui voli lunari?

Pagina 60:4 – Il primo requisito è convincerci che una vita basata sulla volontà personale difficilmente può essere un successo. Su quella base, siamo quasi sempre in conflitto con qualcosa o qualcuno, anche se le nostre intenzioni sono buone. La maggior parte delle persone cerca di vivere di autopropulsione. Ogni individuo è come un attore che vuole dirigere tutto lo spettacolo; cerca continuamente di sistemare le luci, il balletto, le scenografie e gli altri attori a modo suo. Se solo i suoi arrangiamenti restassero fermi, se solo gli altri facessero come vuole lui, lo spettacolo sarebbe grandioso. Tutti, lui compreso, sarebbero felici. La vita sarebbe meravigliosa. Nel cercare queste sistemazioni, il nostro attore a volte può essere virtuoso: gentile, premuroso, paziente, generoso, persino modesto e sacrificato. Altre volte può essere meschino, egoista, egocentrico e disonesto. Ma, come la maggior parte degli esseri umani, probabilmente ha tratti variabili.

Cosa succede di solito? Lo spettacolo non va molto bene. Lui inizia a pensare che la vita non lo tratti come merita. Decide di impegnarsi di più. La volta successiva, diventa ancora più esigente o magnanimo, a seconda dei casi. Ma lo spettacolo continua a non soddisfarlo. Ammettendo di avere qualche colpa, è certo che gli altri ne abbiano di più. Diventa arrabbiato, indignato, autocommiserante. Qual è il suo problema di fondo? Non è forse un’ cercatore di sé stesso’egoista anche quando cerca di essere gentile? Non è vittima dell’illusione di poter strappare soddisfazione e felicità da questo mondo, se solo sa gestirsi bene? Non è evidente a tutti gli altri attori che queste sono le cose che vuole? E le sue azioni non fanno sì che ognuno di loro desideri reagire, prendendo tutto ciò che può dallo spettacolo? Non è forse, anche nei suoi momenti migliori, un produttore di confusione anziché di armonia? Il nostro attore è egocentrico – “ego-centrico”, come piace chiamarlo oggi. È come l’uomo d’affari in pensione che ozia al sole della Florida d’inverno lamentandosi del triste stato della nazione; il pastore che sospira sui peccati del ventesimo secolo; i politici e i riformatori convinti che tutto sarebbe un’Utopia se solo il resto del mondo si comportasse bene; il ladro che pensa di essere stato vittima della società; e l’alcolista che ha perso tutto ed è rinchiuso. Al di là delle nostre proteste, la maggior parte di noi non è forse preoccupata di se stessa, dei nostri risentimenti o della nostra autocommiserazione? Egoismo – egocentrismo! Questo, crediamo, è la radice dei nostri guai. Spinti da cento forme di paura, autoinganno, ricerca di sé e autocommiserazione, pestiamo i piedi ai nostri simili, e loro reagiscono. A volte ci feriscono, apparentemente senza provocazione, ma invariabilmente scopriamo che in passato abbiamo preso decisioni egoistiche che poi ci hanno messo in una posizione vulnerabile. Quindi i nostri problemi, crediamo, sono fondamentalmente opera nostra. Nascono da noi stessi, e l’alcolista è un esempio estremo di volontà personale scatenata, anche se di solito non lo pensa.

Pagina 70:1 – Supponiamo di non raggiungere l’ideale scelto e di inciampare. Significa forse che ci ubriacheremo? Alcuni ce lo dicono. Ma questa è solo una mezza verità. Dipende da noi e dai nostri motivi. Se siamo dispiaciuti per ciò che abbiamo fatto, e abbiamo il sincero desiderio che Dio ci guidi verso cose migliori, crediamo che saremo perdonati e avremo imparato la lezione. Se non siamo dispiaciuti, e il nostro comportamento continua a danneggiare gli altri, è certo che berremo. Non stiamo teorizzando. Questi sono fatti tratti dalla nostra esperienza.

Pagina 73:1 – Più di molti altri, l’alcolista conduce una doppia vita. È molto simile a un attore. Al mondo esterno mostra il suo personaggio da palcoscenico. Questo è quello che vuole che gli altri vedano. Desidera godere di una certa reputazione, ma nel suo cuore sa di non meritarla. L’incoerenza è resa ancora più grave dalle cose che fa durante le sue sbornie. Tornando in sé, è disgustato da certi episodi che ricorda vagamente. Questi ricordi sono un incubo. Trema al pensiero che qualcuno possa averlo osservato. Per quanto possibile, spinge questi ricordi in fondo a sé stesso. Spera che non vedranno mai la luce del giorno. Vive in costante paura e tensione, che lo portano a bere sempre di più.

Pagina 82:3 – L’alcolista è come un tornado che si abbatte sulle vite degli altri. Cuori spezzati. Rapporti affettuosi distrutti. Affetti sradicati. Abitudini egoistiche e sconsiderate hanno gettato la casa nel caos.

Pagina 151:2 – Meno le persone ci tolleravano, più ci ritiravamo dalla società, dalla vita stessa. Mentre diventavamo sudditi di Re Alcol, abitanti tremanti del suo folle regno, la gelida nebbia della solitudine calava su di noi. Si infittiva, diventando sempre più nera. Alcuni di noi cercavano luoghi squallidi, sperando di trovare compagnia e comprensione. Per un momento la trovavamo – poi arrivava l’oblio e il terribile risveglio per affrontare i quattro cavalieri dell’Apocalisse – Terrore, Sconcerto, Frustrazione, Disperazione. I bevitori infelici che leggono queste righe capiranno! Ogni tanto un bevitore incallito, momentaneamente sobrio, dice: “Non mi manca per niente. Mi sento meglio. Lavoro meglio. Mi diverto di più.” Come ex-bevitori problematici, sorridiamo di queste affermazioni. Sappiamo che il nostro amico è come un ragazzo che fischietta nel buio per farsi coraggio. Si inganna. Dentro di sé darebbe qualsiasi cosa per bere qualche bicchiere e farla franca. Presto riproverà il vecchio gioco, perché non è felice della sua sobrietà. Non riesce a immaginare la vita senza alcol. Un giorno non riuscirà a immaginare la vita né con l’alcol né senza. Allora conoscerà una solitudine che pochi provano. Sarà sull’orlo del baratro. Desidererà la fine.

Vi abbiamo mostrato come ne siamo usciti. Dite: “Sì, sono disposto. Ma sarò condannato a una vita in cui sarò stupido, noioso e cupo, come certe persone perbene che conosco? So che devo farcela senza alcol, ma come? Avete un sostituto sufficiente?”

Pagina 382:2 – “Ero interiormente infelice la maggior parte del tempo. A volte la vita rispettabile e di successo mi sembrava insopportabilmente noiosa – dovevo evadere.”

Pagina 383:2 – “La tensione nervosa si era accumulata e doveva per forza sfogarsi.”

Pagina 384:1 – “La mia crescente infelicità interiore era una cosa molto reale, però, e sapevo che avrei dovuto fare qualcosa al riguardo.”

Pagina 384:3 – “…stava diventando sempre più difficile mantenere la mia facciata di distinzione e rispettabilità agli occhi del mondo. La mia personalità era tesa quasi allo stremo nello sforzo…”


ESERCIZIO SUL PRIMO PASSO – INGOVERNABILITÀ


LA FOLLIA

Dal film “Il mio nome è Bill W.” (c)
Hallmark Hall of Fame
30 aprile 1989
(c) 1989 Warner Brothers
Con James Wood nel ruolo di Bill Wilson

La scena si svolge in un salotto. Bill è appena uscito da un’altra sbornia, e Lois, tornata dal lavoro, lo vede che fissa fuori dalla finestra. Appesa la giacca, entra nella stanza e gli chiede:

“Ha qualcosa a che fare con me… il tuo bere?” domanda Lois.

“No, non sei tu. Sono io.”

“Perché? Perché lo fai a te stesso?” chiede lei.

“Sto qui da tutto il pomeriggio a farmi la stessa domanda. Guardo fuori dalla finestra e vedo passare tutta questa gente normale. È strano, non credo di essermi mai sentito davvero normale in vita mia, come gli altri. Mi sento diverso, come se non fossi all’altezza. Da quando ho memoria, ho questa sensazione, qui in fondo alla pancia… paura. Vedo gente che ride, a proprio agio gli uni con gli altri. Io sono fuori, a guardare, con la paura di non essere accettato. E poi, all’estero, ho scoperto che un drink… qualche drink… mi fa sentire a mio agio, come ho sempre desiderato. Mi dà coraggio… per stare con la gente, fare cose… sognare. I soldi, il successo, il rispetto… per un po’ è stato tutto bello, ma non sembra mai abbastanza. Voglio sempre il doppio di tutto, per sentirmi vivo, valere qualcosa dentro. E poi, tutto ha cominciato a sfuggirmi. Mi sento ingannato, arrabbiato, sempre così pieno di paura… e allora bevo. Di più. E per un po’ va bene. Mi convinco che le cose cambieranno, domani, presto. Che ti ripagherò tutto. Ma invece peggiora solo. Io… continuo a prometterti, agli altri, a me stesso… ‘Basta, non più, smetto. BASTA!’ E credo di pensarlo davvero. Ma il senso di colpa e la depressione… non riesco a guardarmi allo specchio, o te… soprattutto te. Ho smesso di credere in tutto, nella gente, in Dio, in me stesso. So che sembra folle, Lois, ma nonostante tutto, quello che voglio più di ogni altra cosa in questo momento… è un altro drink.”


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Indice delle pagine della storia di AA


Come in tante cose, specialmente per noi alcolisti, la nostra Storia è il nostro Bene Più Prezioso! Ognuno di noi è arrivato alla porta di AA con un’intensa e lunga “Storia di Cose Che Non Funzionano”. Oggi, in AA e nella Recupero, la nostra Storia si è arricchita di un’intensa e lunga “Storia di Cose Che FUNZIONANO!” E non rimpiangeremo il passato né vorremo chiuderci la porta alle spalle!

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