
Il Ruolo dell’Ego nella Resa nell’Alcolismo
di Harry M. Tiebout, M.D.
Negli ultimi 15 anni, la mia comprensione della natura dell’alcolismo come malattia è stata influenzata soprattutto dall’analisi dei meccanismi alla base del processo degli Alcolisti Anonimi. Tempo fa sostenni che, per avere successo, l’A.A. deve indurre una resa da parte dell’individuo. Più recentemente, ho discusso come la compliance possa ostacolare quella vera accettazione che solo la resa produce. Oggi intendo approfondire due aspetti:
- Quali elementi dell’individuo devono arrendersi?
- In che modo la resa modifica il quadro psichico interiore?
La prima domanda è stata accennata nell’articolo sulla compliance, dove osservai che «emergeva un ego apparentemente invincibile, ed era proprio questo ego a doversi umiliare». Questa prima parte dell’intervento sarà dedicata a esplorare la natura di questo fattore egoico.
L’uso del termine “ego” rischia sempre ambiguità. Per un momento ho pensato a un sinonimo, ma ho preferito mantenerlo perché, nonostante possibili fraintendimenti, nel linguaggio comune esprime esattamente il concetto che intendo trattare. L’espressione «ha un ego gonfiato» è autoesplicativa: evoca l’immagine di una persona pomposa, presuntuosa e sicura di sé, che nasconde insicurezze sotto una superficie impassibile. Appare insensibile, quasi impermeabile agli altri, concentrata solo su sé stessa, intenta a raccogliere comfort e gratificazioni senza riguardo per il prossimo. È l’archetipo dell’egoismo — e qui la questione sembra chiudersi.
Questa visione popolare dell’ego, pur priva di rigore scientifico, ha un merito: trasmette un’idea immediata. Riconosce in tratti disparati un’origine comune: uno stato interiore in cui il sé prevale su tutto.
L’esistenza di questo ego è nota da tempo, ma la terminologia resta problematica. In ambito psichiatrico e psicologico, “ego” designa gli elementi della psiche che governano la vita mentale. Freud divise la mente in tre istanze:
- L’Es (id), sede degli istinti profondi;
- Il Super-Io (superego), censore che frena gli impulsi dell’Es;
- L’Io (ego), mediatore tra le richieste dell’Es e i limiti del Super-Io, che può essere bigotto e repressivo.
Freud si concentrò sull’Es e il Super-Io, lasciando un vuoto teorico sull’Io che i suoi seguaci tentano ancora di colmare, senza conclusioni definitive.
Ego: In Due Definizioni
La parola ego, tuttavia, è stata monopolizzata da psichiatri e psicologi, sebbene nemmeno loro concordino sempre sul suo significato. La confusione risultante è particolarmente deplorevole perché quasi tutti, profani o scienziati, converrebbero sul concetto di ego gonfiato. Sarebbe utile trovare altri termini per le concezioni di ego su cui permangono divergenze.
La soluzione a questo dilemma sarà indicare con la E maiuscola il Grande Ego, e senza maiuscola l’aspetto della personalità che Freud intendeva quando collocò l’ego tra Es e Super-Io.
Con questa sistemazione del problema terminologico, possiamo ora esaminare la prima questione: i fattori dell’Ego nell’alcolista che, attraverso la resa, si umiliano. Il concetto di Ego ingrandito, come già notato, è accessibile all’osservazione comune. Chi non lo riconosce in sé stesso può sempre osservarlo in un familiare, un amico o un paziente. Tutti conoscono persone egocentriche e sanno perfettamente cosa significhi il termine. Oltre a egocentrico, una serie di aggettivi completa il ritratto: orgoglioso, arrogante, prepotente, dominante, bisognoso di attenzioni, aggressivo, saccente, testardo, determinato e impaziente.
Tuttavia, questi termini sono insufficienti perché descrivono solo tratti superficiali senza cogliere l’essenza interiore da cui l’Ego scaturisce. Senza una comprensione della sua origine, il termine rischia di ridursi a un semplice insulto. È facile dire che qualcuno ha un grande Egosenza rendersi conto di cosa accenda negli strati profondi della sua mente. Non è una questione intellettuale: serve afferrare gli elementi emotivi interni su cui poggia l’attività dell’Ego. Solo quando questi elementi saranno chiari, anche le fondamenta dell’Ego lo saranno.
L’Ego come Persistenza del Bambino Interiore
Per spiegare questo funzionamento interiore, invertiremo la solita sequenza, presentando prima la conclusione: l’Ego è costituito dagli elementi persistenti, nella psiche adulta, della natura originaria del bambino.
Esaminiamo alcuni aspetti della psiche infantile. Tre fattori meritano attenzione:
- L’onnipotenza: Come osservò Freud con la frase “Sua Maestà il Bambino”, il neonato si crede sovrano di tutto ciò che lo circonda. Proviene dal Nirvana del grembo materno, dove era unico occupante, e aggrappato a quell’onnipotenza con un’innocenza determinata che sconcerta i genitori.
- L’intolleranza alla frustrazione: Derivante direttamente dal monarca interiore, il bambino sopporta male gli ostacoli e lo fa sapere al mondo con facilità.
- La fretta: I bambini fanno tutto di corsa. Osservateli sulla spiaggia: corrono invece di camminare. Arrivando a una visita, i più piccoli si lanciano dall’auto mentre i fratelli maggiori procedono con calma. I bambini di 2-3 anni non riescono a concentrarsi a lungo: tutto deve essere fatto subito. Crescendo, sviluppano gradualmente maggiore pazienza.
All’inizio della vita, la psiche:
- Assume la propria onnipotenza;
- Rifiuta le frustrazioni;
- Funziona a un tempo allegretto, con tanto staccato e vivace.
La domanda ora è: Se la psiche infantile persiste nell’adulto, come si manifesta?
In generale, quando tratti infantili permangono nell’età adulta, la persona è definita immatura — un’etichetta spesso applicata senza comprenderne le ragioni. Dobbiamo collegare questi tre tratti originari all’immaturità e mostrare il loro impatto sulla psiche adulta. Così facendo, non solo apparirà evidente la correttezza del termine immaturità, ma emergerà anche una comprensione delle radici inconsce dell’Ego.
Riconoscere l’Immaturità
Due passaggi aiutano a riconoscere il legame tra immaturità e la persistenza di elementi infantili.
- Immaginare questi tratti originari nell’inconscio adulto, procedura valida grazie alle conoscenze moderne sulle forze che agiscono nell’inconscio delle persone mature.
- Valutare l’effetto di questa persistenza sul comportamento adulto.
Nessuno sforzo eccessivo di immaginazione è richiesto. Prendiamo il terzo tratto tipico della psiche infantile: la fretta. Se questa tendenza domina l’inconscio, il risultato sarà un adulto che fa tutto di corsa: pensa veloce, parla veloce, vive veloce, o spreca energie per reprimere questi impulsi. Spesso si osserva un’oscillazione tra fasi di frenesia e fasi di freno brusco (applicato dal Super-Io con uguale intensità). Chi ha esperienza con pazienti alcolisti riconoscerà qui un parallelismo evidente.
Applicando lo stesso tratto al termine “immaturità”, è chiaro che agire impulsivamente e saltare alle conclusioni ne è un segno distintivo. I giovani vanno di fretta: guidano, pensano, agiscono senza ponderazione. L’immaturità si manifesta con una pressione interna a raggiungere obiettivi grandiosi, spesso disgiunta dalla capacità concreta di realizzarli. Questa caratteristica adulta è chiaramente un’eredità della psiche infantile.
Onnipotenza e Intolleranza: Le Altre Due Radici
Gli altri due tratti infantili sopravvissuti — il senso di onnipotenza e l’intolleranza alla frustrazione — completano il quadro dell’immaturità e chiariscono la natura dell’Ego con la E maiuscola.
- L’onnipotenza infantile trasferita nell’adulto genera la convinzione di avere diritti speciali e un ruolo eccezionale. Per queste persone, vivere su un piano “normale” è intollerabile. L’idea di occupare una posizione modesta è un colpo all’Ego, che reagisce con un senso d’inferiorità. Ogni successo, invece, diventa carburante per l’autostima, alimentando una valutazione irrealistica di sé.
- Si credono leader nati incompresi, vittime dell’invidia altrui.
- Il mondo gli appare popolato da egoisti che ostacolano la loro ascesa.
- Se qualcuno suggerisce che queste reazioni derivano da un “re bambino” interiore insoddisfatto, la reazione è incredulità: tali dinamiche sono troppo lontane dalla coscienza.
- L’intolleranza alla frustrazione si traduce nell’adulto in rabbia o ritiro di fronte agli ostacoli. L’alcolista, ad esempio, può alternare fasi di sfida arrogante a crisi di autocommiserazione.
L’Ignoranza Felice dell’Inconscio
La maggior parte delle persone rimane all’oscuro di queste spinte inconsce. Pur percependo un’inquietudine costante o una tendenza a irritarsi facilmente, non ne colgono l’origine. Il “re nascosto” giace in profondità, invisibile: riconoscerne l’esistenza sarebbe troppo destabilizzante, perché svelerebbe un egoismo crudo e inaccettabile.
L’Incapacità di Accettare la Frustrazione
L’ultimo tratto ereditato dall’infanzia è l’incapacità di tollerare la frustrazione. In un certo senso, questa è un’altra faccia del re interiore, poiché uno dei privilegi della regalità è agire senza intoppi. Per il re, aspettare è un’offesa alla sua maestà, un affronto al suo rango. Le conseguenze di questa intolleranza sono così ampie, e il loro impatto sul comportamento dell’alcolista così profondo, da meritare una discussione separata.
La Logica del Re Bambino
In superficie, il rifiuto della frustrazione è perfettamente logico per il re interiore. Nella terra dell’infanzia, il volere del re è legge. Ogni ostacolo è una minaccia diretta al suo status, una sfida alla sua stessa esistenza. Ma c’è di più: questa imperiosità interiore si basa sull’assunto che l’individuo non debba mai essere fermato. Un monarca assoluto non si aspetta limiti: ciò che vuole, lo ottiene.
Nell’inconscio adulto, questa pressione si traduce in un “Io sono inarrestabile!” che plasma la visione della vita:
- Se un blocco è probabile: ansia e depressione.
- Se è imminente: panico.
- Se assente: euforia e sollievo.
La salute è equiparata a un senso di leggerezza e progresso (“Mi sento meravigliosamente!”), mentre la malattia è vissuta come stagnazione (“Non arrivo da nessuna parte”). Il bisogno di andare avanti, di essere sempre in movimento, e l’inquietudine perpetua che ne deriva, sono effetti diretti dell’incapacità di accettare i limiti.
L’Auto-Sabotaggio del Re
Il re non solo rifiuta le frustrazioni normali, ma, con la sua spinta inarrestabile, crea continuamente ostacoli aggiuntivi. Insiste nell’avanzare a testa bassa, complicandosi la vita. Quando però viene fermato — da una malattia, un arresto, le regole sociali — si adatta a malincuore, attendendo la libertà che celebrerà, se è un alcolista, con uno sbornia: un momento in cui, finalmente, nessuno può fermarlo.
L’Immaturità dell’Inarrestabile
L’immaturità di queste persone è evidente:
- Impazienza: non sanno aspettare, vogliono soluzioni immediate.
- Rifiuto della saggezza tradizionale: la vedono come un freno alla loro giovinezza eterna.
- Incapacità di radicarsi: il principio del “vivere un giorno alla volta” li soffoca.
Cercano vita, divertimento, avventura, ma finiscono su una giostra perpetua che li porta in cerchio, senza crescita. L’inarrestabile non ha tempo per maturare: dentro di sé, resta per sempre un bambino.
L’Ego e il Prezzo da Pagare
Questi tratti infantili sono parte integrante del Grande Ego. L’individuo non può sceglierne alcuni e scartare gli altri: è tutto o niente. Ad esempio, chi è spinto da questa energia può apparire brillante, vivace, affascinante. Ma aggrapparsi a queste qualità significa perpetuare anche l’Ego eccessivo, con tutto il suo carico di sofferenza.
La resa deve essere totale: se anche un solo elemento dell’Ego viene trattenuto, presto riprenderà il controllo.
Imparare a Vivere
Chi considera una vita senza un’ambizione sfrenata come noiosa e monotona dovrebbe osservare i membri degli Alcolisti Anonimi che hanno abbracciato veramente il programma. Vedrà persone che sono state fermate — e che quindi non devono più correre da nessuna parte — ma che, per la prima volta nella loro vita, stanno imparando a vivere. Non sono affatto insipidi o indecisi. Al contrario, sono vitali e interessati alla realtà che li circonda. Vedono le cose nella loro grandezza, sono tolleranti, aperti, non testardi che avanzano a testa bassa. Sono ricettivi alle meraviglie del mondo, compresa la presenza di un Dio che rende tutto questo possibile. Sono loro quelli che vivono davvero. Raggiungere un tale stile di vita non è impresa da poco.
L’Ego: Un Residuo Infantile
In precedenza, si è concluso che l’Ego è un residuo della vita emotiva iniziale del bambino. Ora dovrebbe essere evidente che l’immaturità tipica dell’alcolista è una persistenza di quello stato infantile originario. Ricordiamo che la presenza di queste forze dell’Ego nell’inconscio può essere del tutto fuori dalla portata dell’osservazione cosciente. Solo attraverso i comportamenti e le emozioni dell’individuo se ne può intuire l’esistenza.
La risposta alla prima domanda sollevata — cosa deve arrendersi nell’alcolista? — è ora ovvia: l’elemento dell’Ego.
Una Verità Antica e Moderna
L’idea di una vita senza Ego non è nuova. Duemila anni fa, Cristo predicava la necessità di perdere la propria vita per ritrovarla. Non usò la parola Ego, ma era proprio quello che intendeva. Anche gli analisti moderni riconoscono la stessa verità e parlano di riduzione dell’ego. Freud vedeva la terapia come una battaglia continua tra il narcisismo originario del bambino (il suo termine per l’Ego) e il terapeuta, il cui compito era ridimensionare quello stato infantile. Tuttavia, poiché Freud non poteva concepire una vita completamente priva di Ego, non risolse mai l’enigma della vera serenità: per lui, l’uomo era destinato a conflitti e infelicità, con i suoi desideri più cari frustrati da un mondo ostile.
Rado, nei suoi studi sulle dipendenze, afferma più esplicitamente che l’Ego deve essere ridotto. Lo descrive così:
“Un tempo era un bambino, raggiante di autostima, convinto dell’onnipotenza dei suoi desideri, dei suoi pensieri, dei suoi gesti e delle sue parole.”
Poi, sul processo di riduzione dell’Ego:
“Ma la megalomania del bambino si è dissolta sotto la pressione inesorabile dell’esperienza. Il suo senso di sovranità ha dovuto lasciare spazio a una valutazione di sé più modesta. Questo processo, descritto per primo da Freud, può essere definito la riduzione delle dimensioni dell’ego originario; è una procedura dolorosa e forse mai completamente portata a termine.”
Nessun Compromesso con l’Ego
Come Freud, anche Rado pensa solo in termini di riduzione; l’idea di un’eliminazione totale dell’Ego è una posizione che non riescono ad accettare. Così, senza rendersene conto, sostengono la conservazione di alcuni tratti infantili, ignorando che qualsiasi trattativa con il diavolo — l’Ego — per quanto controllata, non fa che mantenerlo in vita, pronto a riemergere con tutta la sua forza. Non può esserci un compromesso vincente con l’Ego, un fatto che molti terapisti, se non la maggior parte, non apprezzano appieno.
Il dilemma della riduzione dell’ego si risolverebbe riconoscendo che il vecchio Ego deve scomparire e un nuovo Ego deve prendere il suo posto. In questo modo, non ci si dovrebbe chiedere quanto del vecchio Ego sia lecito conservare. La risposta, in teoria, è niente. In pratica, l’eliminazione totale dello stato iniziale è difficile da raggiungere. L’uomo può solo crescere nella direzione di un suo progressivo annientamento. La sua espulsione definitiva è un traguardo che possiamo solo sperare di raggiungere.
La Resa e la Trasformazione Interiore
La seconda domanda sollevata è: “Come cambia il quadro psichico interiore con la resa?”
Questa domanda presuppone che la resa sia un passo emotivo in cui l’Ego, almeno temporaneamente, riconosce di non essere più supremo. Ma questo riconoscimento è inutile se rimane confinato alla coscienza: deve essere accompagnato da un cambiamento analogo nell’inconscio. Per l’alcolista, la resa è segnata dall’ammissione di essere impotente di fronte all’alcol. La sua sobrietà avrà quella qualità di pace e tranquillità che genera una quiete duratura solo se la resa è efficace nell’inconscio e, soprattutto, permanente.
Gli effetti della resa sulla psiche sono estremamente logici:
- I tratti tipici dell’Ego svaniscono.
- L’opposto del re è l’uomo comune — ed è significativo che gli Alcolisti Anonimi insistano sull’umiltà.
- L’opposto dell’impazienza è la capacità di prendere le cose con calma, di fare propria la massima “Easy does it” (“Con calma si arriva lontano”).
- L’opposto della frenesia è il rimanere fermi, in una posizione di apertura, ricettività e risposta alle circostanze.
Questo ritratto della persona senza Ego potrebbe essere ampliato, ma non servirebbe allo scopo. Aver discusso l’effetto dell’Ego sul comportamento e aver mostrato cosa accade quando l’Ego viene temporaneamente neutralizzato è sufficiente per chiarire il punto centrale: l’Ego è il nemico numero uno della sobrietà, e deve essere eliminato se si vuole raggiungere un nuovo modo di vivere.
Un Caso Clinico: Il Sogno del “Re per un Giorno”
Finora, non è stato presentato materiale clinico a sostegno di queste idee, ma la loro validità sarà evidente a molti terapisti. Tuttavia, riporterò un breve caso come esempio concreto.
Il paziente, un uomo sulla quarantina, aveva una lunga storia di alcolismo e sette anni di tentativi falliti di recupero con gli Alcolisti Anonimi, alternati a innumerevoli ricoveri in cliniche di disintossicazione. Poi, per motivi non del tutto chiari, decise di fare un passo drastico: entrare in una casa di cura e mettersi nelle mani di uno psichiatra — una scelta che prima avrebbe rifiutato con sdegno.
Fin dal primo colloquio, dimostrò un impegno autentico, ma solo dopo qualche incontro riuscì ad aprirsi completamente. Durante una seduta, gli fu chiesto cosa intendesse per Ego nei meeting degli AA. Ammise di non conoscerne il vero significato e ascoltò con interesse una spiegazione sul suo funzionamento. Presto iniziò a riconoscere in sé alcune forze egoiche che prima aveva sempre negato perché gli sembravano vanità e egoismo. A un certo punto, fece un’osservazione rivelatrice:
“Mio Dio, non lo avevo mai capito. Non pensi qui (indicando la testa), pensi qui (mettendo le mani sullo stomaco).”
Stava imparando che i suoi sentimenti avevano una “mente” autonoma e che, se non li ascoltava, finiva nei guai. Stava affrontando la realtà del suo Ego come elemento dominante nella sua vita — un passo possibile solo perché aveva rallentato la sua corsa. La decisione di farsi curare, una forma di resa, lo aveva calmato e reso ricettivo.
Ma la vera rivelazione arrivò con un sogno: si vide rinchiuso in un istituto a causa della sua dipendenza. L’interpretazione fu che, per lui, qualsiasi forma di arresto equivaleva a una prigionia. La sua vera difficoltà era non poter tollerare di essere fermato, e l’astinenza era solo un altro “blocco” insopportabile. La sua reazione fu illuminante:
“Ecco com’era, dottore. Mi ubriacavo, stavo fuori per 2-3 giorni, poi andavo in una di quelle cliniche a disintossicarmi. Uscivo e rimanevo sobrio forse una settimana, un mese… ma prima o poi pensavo: ‘Voglio bere!’. Andavo al bar, ordinavo un drink, lo fissavo e pensavo: ‘Re per un giorno!’. Poi lo bevevo.”
Aveva finalmente visto il legame tra Ego e comportamento, e capito che, quando beveva, era di nuovo lui a comandare. Ogni precedente riduzione dell’Ego era stata solo temporanea.
L’Ego: Un Avversario con Nove Vite
Il compito della terapia è rendere permanente la riduzione dell’Ego. Il lavoro si concentra su due fronti:
- Portare l’Ego a terra (farlo arrendere).
- Mantenervelo (impedirgli di riprendere il controllo).
Un altro sogno di un paziente illustra bene questa resistenza: si vide su un balcone al dodicesimo piano di un hotel di New York, lanciare una palla di gomma sul marciapiede e vederla rimbalzare fino a lui. La palla continuava a cadere e a risalire, all’infinito, mentre un orologio su una chiesa vicina batteva nove rintocchi.
Proprio come il gatto con nove vite, l’Ego ha una straordinaria capacità di riemergere — un po’ scosso, forse, ma presto pronto a riprendere il controllo, convinto di poter dominare ogni evento e spingere ancora una volta in avanti.
Riassunto
Nel processo di resa che l’alcolista deve necessariamente attraversare per poter arrestare la sua dipendenza, la parte della personalità che deve arrendersi è l’Ego inflazionato. Questo aspetto è stato identificato come l’insieme di tratti immaturi portati dall’infanzia all’età adulta, in particolare:
- Un senso di onnipotenza
- L’incapacità di tollerare la frustrazione
- Una spinta eccessiva, manifestata nel bisogno di fare tutto in fretta
Abbiamo discusso come la resa influisce sull’Ego, illustrandolo brevemente con esperienze cliniche. L’obiettivo della terapia è sostituire definitivamente il vecchio Ego e la sua attivitàcon un nuovo modo di essere.
Riferimenti bibliografici
- Tiebout, H.M.
- “The Act of Surrender in the Therapeutic Process” (con particolare riferimento all’alcolismo).
Quarterly Journal of Studies on Alcohol, 10: 48-58, 1949.
- “The Act of Surrender in the Therapeutic Process” (con particolare riferimento all’alcolismo).
- Tiebout, H.M.
- “Surrender Versus Compliance in Therapy” (con particolare riferimento all’alcolismo).
Quarterly Journal of Studies on Alcohol, 14: 58-68, 1953.
- “Surrender Versus Compliance in Therapy” (con particolare riferimento all’alcolismo).
- Rado, S.
- “The Psychoanalysis of Pharmachothymia (drug addiction). The clinical picture.”
Psychoanalytic Quarterly, 2: 1-23, 1933.
- “The Psychoanalysis of Pharmachothymia (drug addiction). The clinical picture.”
Indice delle pagine della storia di AA
Come in tante cose, specialmente per noi alcolisti, la nostra Storia è il nostro Bene Più Prezioso! Ognuno di noi è arrivato alla porta di AA con un’intensa e lunga “Storia di Cose Che Non Funzionano”. Oggi, in AA e nella Recupero, la nostra Storia si è arricchita di un’intensa e lunga “Storia di Cose Che FUNZIONANO!” E non rimpiangeremo il passato né vorremo chiuderci la porta alle spalle!
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